Una giornata di preghiera e digiuno per chiedere il dono della pace. È l’iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana per venerdì 13 marzo, rivolta a tutte le comunità ecclesiali del Paese.

La decisione nasce di fronte alla crescente escalation di violenza in Medio Oriente e ai conflitti che continuano a colpire diverse aree del mondo. Nella lettera inviata ai vescovi italiani, firmata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, la Cei richiama l’appello di papa Leone a «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile» e invita i fedeli a unirsi in un gesto comune di preghiera e penitenza. Lo stesso Zuppi avverte che l’escalation in atto «rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie».

Secondo i vescovi italiani, si tratta di un segno concreto per riaffermare che «la guerra non è e non può mai essere la risposta», che «la logica della forza non può sostituirsi alla paziente arte della diplomazia» e che «il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le aspirazioni dei popoli». L’invito è quindi a vivere la giornata, ciascuno nella propria parrocchia o nella propria comunità, come un momento di impegno corale e consapevole, fatto di preghiera, solidarietà e vicinanza alle vittime dei conflitti.

Per la celebrazione eucaristica viene proposto di utilizzare il formulario della messa «in tempo di guerra o di disordini». Nelle comunità è suggerita anche la preghiera della via Crucis, da vivere «con una particolare intenzione di preghiera per il Medio Oriente».

Anche il digiuno viene presentato come un gesto di comunione con chi soffre a causa delle guerre. Il testo predisposto dalla Cei spiega che dovrà essere vissuto «come espressione di solidarietà e preghiera per quanti soffrono a causa dei conflitti armati in corso nel mondo e per implorare il dono della pace in Medio Oriente».

Nella preghiera dei fedeli proposta per la giornata si prega in particolare «per i popoli colpiti dalla guerra, in particolare in Medio Oriente», perché «cessino le armi» e si apra «presto un cammino di pace stabile e duratura». Un ricordo specifico è rivolto anche «alle vittime dei bombardamenti, ai profughi, ai feriti e alle famiglie nel lutto».

La giornata del 13 marzo, conclude il presidente della Cei, vuole essere «un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte».