Da inizio agosto otto appartamenti della Diocesi di Imola sono stati affidati a nuclei familiari fragili individuati dalla Caritas diocesana. Gli immobili, nel complesso di palazzo Monsignani, sono stati riqualificati e affidati a Homing First, impresa sociale costituita dall’Associazione Santa Maria della Carità Odv e dal consorzio Solco.

Cinque appartamenti sono stati ristrutturati integralmente, mentre negli altri tre sono stati eseguiti interventi più circoscritti. Gli alloggi sono stati consegnati con cucina, lavatrice e arredi essenziali. L’investimento complessivo è stato di circa 750mila euro,  sostenuto in parte con i fondi dell’8xmille e con risorse diocesane.

«Il progetto è stato avviato nel 2020, ma i lavori hanno richiesto tempi lunghi per gli adempimenti autorizzativi e le conseguenze della pandemia – spiega la direttrice dell’Ufficio amministrativo Emanuela Spadoni –. Ora possiamo mettere a disposizione otto nuovi alloggi in città».

Gli appartamenti non sono strutture di accoglienza: le famiglie dispongono di un’abitazione autonoma, sostengono il pagamento del canone, delle utenze e delle spese di gestione.

«Si tratta di un’autonomia abitativa piena – precisa Giampiero Gelindi, direttore della Caritas diocesana –. Il nucleo ha la propria casa, paga affitto e utenze e deve organizzare le risorse». I canoni sono calmierati e Homing First garantisce gestione, manutenzione ordinaria e rapporti con la proprietà».

I contratti sono transitori: l’obiettivo è permettere alle famiglie di consolidare la propria situazione per poi accedere al mercato privato o, se ne ricorrono i requisiti, all’edilizia pubblica o sociale.

L’accompagnamento prosegue dopo la consegna delle chiavi. Homing First, Caritas, Santa Maria della Carità e servizi sociali mantengono un rapporto con le famiglie, intervenendo in caso di difficoltà nelle spese, nella gestione della casa o nell’accesso alle misure pubbliche.

«La casa è il punto di partenza, ma da sola non basta – sottolinea Gelindi –. Occorre intervenire prima che una difficoltà temporanea diventi un debito non sostenibile».

«Otto appartamenti non risolvono certamente il problema della casa in città – conclude Spadoni –. Tuttavia rappresentano una risposta concreta e mostrano il lavoro necessario per accompagnare le persone verso un’autonomia possibile e reale per costoro».