Messa con le Clarisse Francescane Missionarie – Bologna, convento della Torretta

Care sorelle, in preparazione al primo centenario dalla morte della vostra fondatrice, la venerabile madre Serafina Farolfi, avete voluto riannodare i fili di cui è intessuta la sua storia e la sua opera, fili raccolti da comunità ecclesiali vicine tra loro: in diocesi di Imola quelli della nascita e della prima educazione cristiana, a Forlì quelli della vocazione religiosa, a Bertinoro quelli della fondazione di una nuova congregazione religiosa, a Bologna quelli dell’attività istituzionale.

Volentieri prendo parte – con molta discrezione – alla vostra tessitura, che ripercorre le tappe dell’avventura spirituale della Farolfi, nata a Tossignano il 6 ottobre 1853. Tossignano è oggi una piccola parrocchia, con un centro abitato che si ravviva un poco nei mesi estivi, ma con un grande passato, legato tanto alla vitalità della comunità cristiana quanto all’importanza del castello attorno a cui era cresciuta. Esso controllava infatti la valle del Santerno, che mette in comunicazione Imola con Firenze.

Da questa comunità proveniva uno dei protagonisti della riforma della Chiesa nel secolo XV, il beato Giovanni Tavelli (1386-1446), vescovo di Ferrara dal 1431 alla morte. Le confraternite e le istituzioni caritative fiorirono particolarmente nell’epoca comunale e sono alla base di una coesione sociale che si traduce ancor oggi in usanze e strutture esemplari, come la casa di riposo e la “sagra della polenta”.

Nella chiesa parrocchiale, ricostruita dopo le distruzioni causate dall’ultima guerra, è stata collocata un’immagine in ceramica della vostra fondatrice, di fronte a quella del Tavelli e di fianco ad un antico dipinto, conosciuto come “Madonna della Spiga”. È bene aggiungere che accanto alla chiesa è stata costruita negli anni Sessanta la casa di spiritualità della Diocesi, voluta dal vescovo Benigno Carrara e realizzata dal sacerdote Tarcisio Foresti, sulla scia di un altro sacerdote imolese, il servo di Dio Angelo Bughetti.

Il pensiero va spontaneamente all’allegoria della “vera vite”, che è Cristo con quanti restano uniti a lui: secondo le necessità dei tempi, essa continua a produrre frutti abbondanti, mentre viene potata perché fruttifichi maggiormente. Ad essa l’apostolo Paolo, come è stato proclamato nella prima lettura, rivolge il saluto di grazia e di pace, benedicendo Dio, «Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione».

Uniamoci nella lode a Dio e nella memoria delle meraviglie da lui compiute attraverso la Chiesa, care sorelle. E sosteniamoci a vicenda, perché «come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione». La diffusione della vostra famiglia religiosa in varie parti del mondo e il suo radicarsi in culture molto diverse tra loro dimostra quanto le piccole comunità siano capaci di sviluppo. Quindi ci sollecita a lodare Dio Padre con fiducia e con un grande senso di pace.