S.E. Rev.ma Mons. TOMMASO GHIRELLI – Documenti, 14/05/2016

La veglia di Pentecoste, alla quale invito tutti a partecipare, è il banco di prova dei movimenti ecclesiali e delle associazioni laicali. Tutt’altro che un appesantimento del già nutritissimo calendario pastorale, dunque: con questa veglia si mette in opera la comunione tra le “sigle” (dal Rinnovamento a Comunione e Liberazione, dai Focolarini alla Comunità Missionaria di Villaregia, dall’Azione Cattolica all’Agesci) e tra queste e le parrocchie. Tra l’altro, la veglia è stata preceduta da sette piccole veglie in altrettante parrocchie. Nella Chiesa del nostro tempo, la parrocchia resta essenziale, ma non tutto può essere realizzato su base parrocchiale. Le altre forme di incontro ecclesiale non si pongono in concorrenza con essa, ma la integrano. Dunque, vi aspetto sul sagrato della cattedrale sabato sera alle 20.30.

Un invito personale va ai cinque adulti della nostra diocesi che hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella recente veglia pasquale e i cui nomi erano stati iscritti nel registro dei catecumeni all’inizio della Quaresima. Per loro si conclude il tempo della mistagogia, una specie di tirocinio “post laurea”; per tutti noi invece è il momento di attendere e invocare insieme, unitariamente, il dono dello Spirito, promesso dal Risorto. Così, prepareremo e otterremo la sua effusione su quanti verranno battezzati, cresimati, sposati, ordinati, perdonati, fortificati lungo il restante corso di questo anno liturgico, che è come sappiamo l’anno del giubileo straordinario della misericordia. Sarà una gioia conoscere di persona quanti si sono aggregati alla Chiesa da adulti, dopo un itinerario di preparazione partito molto da lontano.

La veglia di sabato sera, come si è visto negli ultimi anni, offrirà un’immagine viva e convincente della “sinfonia delle differenze”, che caratterizza la vita ecclesiale: Non solo le famiglie religiose, ma anche le aggregazioni laicali presentano una tale varietà di doni, certo bisognosi di regolamentazione, da lasciare sconcertati. Uno è quasi costretto ad allargare la propria visuale, a rivedere i propri schemi, ad aprirsi al pluralismo. Passa dalla meraviglia all’insofferenza, si affatica ma si fida e un poco alla volta capisce di avere tra le mani una grande ricchezza, di avere ricevuto – nelle persone degli altri, con le loro diversità – un dono superiore ad ogni aspettativa. Nella misura in cui accetta gli altri con la loro diversità, scopre di essere accolto, apprezzato, amato per quello che è, non perché ha accettato di rientrare in uno schema prefissato.

Ci saranno dei gruppi che si daranno il cambio per continuare la veglia di preghiera tutta la notte, facendo spazio al silenzio, dando più tempo all’adorazione. Anche questa ulteriore iniziativa, resa possibile solo dalla partecipazione di diverse sigle, sottolinea l’importanza del fare insieme accordandosi liberamente. È una conseguenza dell’essere “imbevuti” di Spirito Santo, il quale fonde i cuori tra loro senza generare uniformità, senza appiattimenti. È prepararsi a concludere “in tono maggiore” il tempo pasquale e a prendere il largo, facendo della propria vita la continuazione del Vangelo.