Era la prima volta che una delegazione regionale di vescovi italiani si recava in visita alle istituzioni civili ed ecclesiastiche europee presenti a Bruxelles. Abbiamo approfittato dell’autorevolezza dell’attuale arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, del fatto che monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza, ha ricoperto fino a pochi mesi fa l’incarico di vice presidente del Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, mentre monsignor Livio Corazza, vescovo di Forlì, si era occupato del rapporto della Caritas Italiana con le istituzioni europee. Ricevuti nella sede del Comece dal segretario, padre Poquillon, che ci ha fatto incontrare con i rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio, della Federazione delle Associazioni familiari europee, della Caritas Europa, abbiamo poi visitato la Nunziatura della Santa Sede presso l’Ue, incontrando, oltre al nunzio, il vescovo ausiliare di Bruxelles. Ci siamo poi recati nella sede della rappresentanza della regione Emilia Romagna, dove la dottoressa Lorenza Badiello ci ha ricevuto con vari suoi collaboratori. Abbiamo infine trascorso quasi un’intera giornata tra la sede del Parlamento Europeo e quella della Commissione Europea, incontrando alcuni parlamentari del nostro territorio, oltre all’onorevole Antonio Tajani e all’alto rappresentante Federica Mogherini. Qui ho avuto la piacevole sorpresa di incontrare anche una signora della nostra diocesi, la dottoressa Sabrina Bellosi.
Che dire delle istituzioni europee? Che sono certamente da conoscere meglio, vincendo pregiudizi e luoghi comuni; che sono attivissime e provvidenziali: il Signore ha disposto che tre statisti cattolici negli anni Cinquanta dessero un impulso decisivo all’unificazione di quell’Europa che, nata per così dire in grembo alla Chiesa, tanto bene e tanto male ha fatto ed ancor più può fare, per il mondo intero. La solidarietà tra i Paesi che compongono l’Unione non può restare un benevolo auspicio: richiede forza morale, perseveranza, ampiezza di vedute non soltanto da parte dei nostri rappresentanti ma anche di tutti noi, che concorriamo a formare l’opinione pubblica. Portiamo grandi responsabilità, perché la religione, lo si voglia o no, influisce profondamente sulla politica. Non accontentiamoci di sopravvivere, ma sentiamoci fieri di lavorare con cuore aperto, ciascuno nel nostro ruolo, per il bene di interi popoli. Abbiamo tra le mani un grande patrimonio di civiltà, che non deve essere dissipato per litigi di basso profilo.
Mons. Tommaso Ghirelli