Ceare nell’Africa occidentale, nello specifico in Benin, in particolare per i piccoli orfani, la possibilità di crescita in ambiente protetto, offrendo una formazione professionale che consenta di entrare nel mondo del lavoro così da migliorare le loro condizioni di vita. È il progetto a cui lavora da tempo Isaac Gangbo (nella foto: da destra, il secondo in alto), che a questo proposito ha creato l’associazione Don Dino Favaretto: «Don Dino e Santa Caterina hanno fatto tanto per me quando sono arrivato a Imola con sei dei miei undici fratelli. Sono cresciuto in istituto sotto l’ala di don Dino dagli 11 ai 26 anni, ho imparato un lavoro, ho studiato. Senza le cure amorevoli di don Dino non so cosa sarebbe stato di me. Gli devo tutto, chi sono ora e i traguardi che ho raggiunto oggi grazie al suo insegnamento». Dal 2008 Isaac si è impegnato personalmente, ha acquistato nel suo paese d’origine, a Seme Pogji, 20 chilometri dalla capitale Cotonou, affacciata sull’Oceano Atlantico, alcuni terreni e ha iniziato a costruire un edificio che vorrebbe rappresentasse in Africa quella che a Imola è stata per tanti anni la sua “casa”, l’Istituto Santa Caterina. In Benin (uno dei paesi più poveri del mondo, fra Nigeria e Togo, dove oltre il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà) l’edificio che ospiterà i bimbi orfani e in seguito le ragazze madri è in costruzione. Ai bambini verranno trasmesse conoscenze e competenze e la cultura del lavoro, verrà insegnato un mestiere… anzi, diversi mestieri, da poter svolgere una volta cresciuti. Insomma, l’intento di Isaac è ricreare in Africa la situazione che Isaac ha vissuto a Imola: «Quando ero un ragazzino don Dino ospitava nel suo istituto 120 bambini di tante diverse nazionalità. Ci ha dato l’input e le dritte per affrontare la vita. Terminati gli studi all’Alberghetti, mi ha mandato a seguire un corso di restauro di mobili antichi: grazie anche all’esperienza che ho poi maturato nella falegnameria di Santa Caterina ho potuto, una volta cresciuto, avviare un’attività tutta mia. Ho famiglia e figli a Imola ed ora sento il dovere morale di ridare ad altri il grande dono che io ho ricevuto». Questa è la sua speranza: evitare che i bambini africani vivano abbandonati per strada, e come loro le ragazze madri, dare a tutti la possibilità di studiare o di imparare un lavoro. Ha già portato a Seme Pogji attrezzature da falegname e sta pensando anche ad un reparto mensa in cui i ragazzi potranno consumare i pasti ma anche imparare a cucinare, pensa a una sartoria, a una camiceria, agli ambulatori per visite ecografiche. Pensa in grande Isaac, coadiuvato nel suo progetto da don Massimo Martelli, Franco Holler, Renzo Bussi, Franco Castellari, Andrea Natalucci, Viviana Vogli e Maria Grazia Suzzi e altri volontari che gli stanno dando una mano: «Tutti hanno capito qual è il mio progetto, qual è il messaggio che voglio lanciare, permettere ai giovani africani di poter rimanere e vivere dignitosamente in Africa, senza che debbano emigrare in altri paesi e lasciare la loro terra». Pensiero condiviso da Renzo Bussi che sottolinea anche l’importanza «del ricordo di chi a Santa Caterina ha fatto da padre a tanti ragazzi». Importante anche, come sottolinea don Massimo, «far sì che diventino autonomi e imparino e gestire il loro reddito». Naturalmente il progetto necessita di fondi, ed ecco che l’associazione benefica Don Dino Favaretto e la Fondazione Santa Caterina uniscono le loro forze per poter completare la struttura: «L’obiettivo per il 2019 è la raccolta fondi per la copertura del piano terra, che la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola ci ha in parte finanziato». Allo scopo di raccogliere fondi è nato il Mercatino di Don Dino, in via Treves 10/H a Imola: sarà aperto, dal 1° giugno, ogni sabato dalle 9.30 alle 12. Vi si possono conferire abbigliamento, bigiotteria e materiali per i bambini; anche libri, accordandosi in questo caso per la consegna con una telefonata al 349.8092768. Ci si può recare al mercatino per acquistare ciò che sarà a disposizione, a prezzi veramente modesti. Tutto sarà selezionato per scegliere quanto vendere al mercatino e quanto spedire nel Benin. «La nostra – spiega Franco Holler – è un’associazione di scopo e il gruppo è composto da una quindicina di volontari che hanno appoggiato il progetto di Isaac». Ci sono privati che già si stanno interessando al progetto e che daranno una mano perché l’obiettivo venga raggiunto, come Gerardo Conti che da poco ha chiuso la sua attività in centro a Imola (negozio Contatto) e Maria Lama della Camiceria Lama.

Articolo scritto da Maria Adelaide Martegani per Il Nuovo Diario Messaggero n.20 del 9 maggio 2019.