L’amministratore apostolico mons. Ghirelli, nell’occasione particolare della messa del Corpus Domini ha pronunciato la seguente omelia:

Cosa ha da comunicare a noi oggi il re-sacerdote Melchisedec, rievocato nei testi liturgici? Questo misterioso abitante della Terra Promessa, re di Gerusalemme, ci viene presentato come figura o anticipazione dell’unico sommo sacerdote destinato a rimanere tale per sempre: Gesù Cristo. Il libro della Genesi nota che egli, dopo aver liberato la terra promessa dalla coalizione dei cinque re cananei, compì un’offerta rituale di pane e vino, anticipando profeticamente l’ultima cena di Gesù. Questi, pronunciando la benedizione sul pane e sul vino, li identificò con la sua carne e il suo sangue, cioè con l’offerta al Padre della propria vita come strumento di redenzione e purificazione, di riconciliazione e pacificazione.

Quindi nella persona di Gesù il sacerdote e l’offerta – o vittima sacrificale – vengono a coincidere: Gesù non offre pane simbolo di sostentamento, non offre un essere vivente che rappresenta la propria vita e quella del popolo, di cui è mediatore, ma offre se stesso.

Come Gesù è sacerdote e vittima,  così il suo popolo, cioè noi, siamo chiamati ad intercedere con lui “per tutti” e a sonarci a tutti come nutrimento e bevanda.

L’oblatività è il vero distintivo dei cristiani; essa si genera e si approfondisce soprattutto partecipando alla celebrazione della Messa e sostando poi in adorazione davanti a Gesù presente nel pane consacrato, che viene conservato dopo la Messa. Ed è efficace non solamente sul piano spirituale – orientando la persona a Dio e al prossimo – ma anche sul piano materiale e sociale, economico e politico. La distribuzione del cibo materiale lo moltiplica, senza generare assistenzialismo né dipendenza, perché ciascuno non soltanto riceve, ma viene chiamato a dare, reciprocando. Quella che appare come una provocazione di Gesù agli apostoli rimane in realtà come una raccomandazione permanente, sicché ai suoi discepoli non è dato sottrarsene: «Date da mangiare voi stessi, a tutta questa gente».

La presenza reale di Gesù nel pane-corpo e nel vino-sangue non deve essere solamente riconosciuta, con i gesti di adorazione, ma deve essere soprattutto accolta, facendo proprio il suo atteggiamento oblativo. Come lui e con lui, ci si dispone ad essere nutrimento per gli altri. Separare l’adorazione – ridotta ad ossequio formale – dalla donazione di sé, equivarrebbe ad oscurare il proprio rapporto con Gesù.

Un’ultima considerazione: portare in processione il Sacramento del Corpo e Sangue di Gesù Cristo non vuol essere solamente un omaggio pubblico al Salvatore e Benefattore della umanità: diventa anche un impegno, ad adoperarsi con gli uomini di buona volontà, ad eliminare la fame e ad attuare la giustizia sociale.

A voi, cari fratelli e sorelle che ricevete oggi il mandato straordinario di distribuire la comunione, raccomando in modo particolare di farvi capillari dispensatori dell’amore concreto di Cristo, non per delega ma per incremento della sua premura. Alla Madonna che si recò a visitare Elisabetta, vi affido e vi suggerisco di rivolgervi con affetto filiale.