«Sono molto contento di venire in questa terra di Romagna, che è la terra della passione e dell’amore schietto e generoso, come ricorda una strofa del bell’inno Romagna mia: “tu sei la stella, tu sei l’amore… lontan da te non si può star”.
Dilettissimi fratelli e sorelle, sento il calore del vostro affetto e con tutto il cuore lo ricambio. Permettetemi di farlo con le mie prime parole nel vostro – anzi nel nostro – bel dialetto romagnolo: ‘Av vòi bela che bè’ (Vi voglio già bene). Grazie a tutti!»

Con queste parole del nuovo vescovo di Imola monsignor Giovanni Mosciatti è terminata la santa messa nella cattedrale di San Cassiano. Tantissime le persone giunte in duomo, sul sagrato e in altri punti della città per assistere ad un momento storico per la Chiesa locale. Numerosi anche i fedeli giunti dalle Marche per seguire la strada di un sacerdote tanto amato dal suo popolo, quello della Diocesi di Fabriano-Matelica.
La santa messa è stata celebrata dall’arcivescovo metropolita di Bologna Matteo Maria Zuppi, tra i consacranti anche monsignor Tommaso Ghirelli, ora vescovo emerito della nostra diocesi, e monsignor Stefano Russo, amministratore apostolico di Fabriano-Matelica e segretario generale della Cei.

L’omelia dell’arcivescovo Zuppi
«Quanta gioia oggi – ha esordito l’arcivescovo di Bologna -. E’ tutta grazia, abbondante, tanto più grande del nostro peccato e della mediocrità della nostra vita. Come tutti i doni diventano nostri se li doniamo, se vinciamo l’istintivo senso di possesso che ci fa credere che c’è più gioia nel ricevere che nel dare. La tua gioia, Giovanni, è davvero la nostra, dei tuoi e di quei “tuoi”, tanti e cari, che Dio ti ha fatto incontrare in questi anni, carovana affidabile del tuo cammino. La tua gioia più vera è vedere tanti contenti con te e per te e potere contemplare insieme la nostra madre Chiesa esultare perché l’umiltà viene innalzata e Cristo reso vivo in mezzo a noi. La tua gioia è tanta comunione, vecchia e nuova, dono che dobbiamo fare crescere, anche tra Chiese sorelle».
Ha poi continuato raccontando che «papa Francesco ricordava a Firenze di un vescovo che era in metrò e non sapeva più dove mettere la mano per reggersi. “Si appoggiava alle persone per non cadere. E così ha pensato che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, è la sua gente”. Fatti aiutare e valorizza con amabilità la tanta santità che è nei cuori dei cristiani e di tanti. Sii sempre, come ti ha detto la bambina, contento di servire Gesù. E’ il vero onore che abbiamo e se lo vivi tanti saranno aiutati a scoprirlo e si sentiranno amati»

Il saluto della sindaca Sangiorgi sul sagrato della cattedrale
Prima dell’inizio della celebrazione, sul sagrato della cattedrale, il saluto della sindaca di Imola Manuela Sangiorgi ha accolto il nuovo vescovo: «Eccellenza reverendissima Giovanni Mosciatti, in questa giornata di festa così importante per la nostra Diocesi, come prima rappresentante della Città di Imola e con profondo spirito di accoglienza, nella certezza che saprà raccogliere al meglio il prestigioso testimone dell’opera meritoria del Suo predecessore, monsignor Tommaso Ghirelli, Le rivolgo il più caloroso saluto della Città, il mio personale e quello delle tante autorità civili e militari quest’oggi presenti. La comunità imolese ha sempre ritenuto la voce del Vescovo un prezioso ed essenziale contributo nell’opera di comprensione del senso del proprio cammino. Un percorso contraddistinto dal marcato attivismo, dall’intelligenza, dallo spirito di sacrificio e dalla generosità di uomini e donne impegnati quotidianamente nella costante opera di affinamento e miglioria delle proprie risorse. Un popolo, quello romagnolo, solidale, tenace e pugnace, con posizioni politiche, sociali, religiose e ideali diverse, variegate, spesso tra loro contrapposte, ma accomunate dall’amore per la propria terra e le proprie radici».

La risposta del nuovo vescovo Giovanni Mosciatti
Non si è fatta attendere la risposta del nuovo vescovo: «Gentilissima Sindaca di questa bellissima città, e illustrissime autorità civili e militari quest’oggi presenti, è con profonda gratitudine e trepidazione che accolgo l’indirizzo di saluto che mi è stato ora rivolto e che mi rende sempre più consapevole del compito importante che il Vescovo è chiamato a compiere, anche guardando e ringraziando il mio grande predecessore, monsignor Tommaso Ghirelli, a cui va tutta la mia stima e l’affetto di un figlio che vuole seguire ed imparare dal padre, ed insieme a lui voglio ricordare il venerato vescovo emerito monsignor Giuseppe Fabiani, recentemente scomparso. Mi colpisce molto la sua affermazione che la comunità imolese ha sempre ritenuto la voce del Vescovo un prezioso ed essenziale contributo nell’opera di comprensione del senso del proprio cammino».