D’ora in poi si chiamerà Scuola primaria Don Leo Commissari.
Si è svolta nella mattinata di oggi, sabato 19 ottobre, la cerimonia di intitolazione della scuola primaria di Bubano a don Leo Commissari, sacerdote missionario nato proprio nella frazione di Mordano e ucciso il 21 giugno 1998 a Sao Bernardo, in Brasile.

L’intitolazione odierna è il frutto di un lungo percorso partito a inizio anno, quando la precedente amministrazione comunale ha avviato l’iter per intitolare la primaria al sacerdote imolese.

Il vescovo Mosciatti e il sindaco di Mordano Nicola Tassinari hanno svelato una targa affissa sulla parete dell’edificio. Alla cerimonia erano presenti anche l’ex primo cittadino mordanese Stefano Golini, l’assessore all’istruzione del comune di Imola Claudia Resta, il parroco di Bubano, nonché nipote di don Leo, don Antonio Commissari e alcuni membri della famiglia Commissari, tra cui don Francesco Commissari.

«Preghiamo insieme. Questa preghiera vuole essere una domanda al Signore affinché ci doni il cuore di Don Leo, un cuore pieno di desiderio un cuore capace di arrivare fino agli estremi confini del mondo – ha dichiarato monsignor Mosciatti durante la cerimonia. Dopo aver benedetto la scuola, gli alunni, gli insegnanti e le famiglie, il vescovo della Diocesi di Imola ha ricordato ai presenti che «il sacrificio di Don Leo è per tutti segno sicuro di una strada verso il compimento della nostra vita».

«È bello vedere tutti questi ragazzi qua riuniti – ha commentato don Antonio Commissari -. La mia famiglia ha origini bubanesi e io ho un sogno: che qualcuno di voi diventando grande abbia il desiderio di andare a Sao Bernando, a vedere i luoghi dove ha vissuto don Leo e dove sono nati i progetti del Comitato Imola – Sao Bernardo. Insomma, il desiderio di essere missionari nel nostro piccolo».
«Don Leo aveva un cuore grande che batteva per tutto il mondo – prosegue il parroco di Bubano -. Aveva a cuore la vita dei bambini e dei ragazzi più poveri. Aveva il desiderio di spendersi per i più poveri. Don Leo aveva a cuore anche la cultura, perché senza cultura nasce l’emarginazione, non c’è la condivisione dei diritti e non c’è la libertà di pensiero. Come parroco mi compiaccio di questa iniziativa e come nipote sono contento e gioisco insieme a voi».