Quest’oggi celebriamo la festa dei Santi Innocenti, i bambini che Erode ha voluto eliminare per colpire Gesù e che nella loro innocenza hanno dato testimonianza a Cristo.

Ma è la vigilia anche della festa della Santa Famiglia di Nazareth, e questa memoria ci aiuta a metterci davanti al mistero della nostra vita.

La famiglia è uno degli ambiti della vita in cui è più evidente che se partiamo solo da tutte le nostre risorse: intelligenza, generosità, forza d’animo, coraggio, esuberanza fisica, l’unica cosa che cresce, col passare del tempo, è solo la paura di morire e che tutto debba finire.

E così ci si aggrappa all’immediato perché non esiste un “per sempre”, una speranza.

E oggi questa paura è talmente radicata che l’uomo è quasi incapace di stabilire dei legami.

Anche se è naturale il bisogno di una stabilità affettiva, anche se è naturale il bisogno di fecondità, di generare figli, il terrore della morte rende sempre più difficile vivere ciò a cui l’uomo naturalmente aspira perché in fondo è difficile intraprendere qualcosa.

Che assurdo!

Nell’epoca delle programmazioni, delle previsioni a lunga scadenza, delle assicurazioni contro ogni pericolo, l’uomo fa fatica a vivere ciò per cui è fatto: una famiglia, un amore stabile e fecondo.

Ora, solo Colui che ha suscitato in me questa meravigliosa capacità, potrà darmi la forza di corrispondere alle esigenze dell’amore vero.

Solo Uno che è più me di me stesso: Cristo.

Questa esigenza di un amore grande, la Chiesa, da sempre fedele all’insegnamento di Cristo, l’ha insegnata e continua a farlo.

La Chiesa insegna che l’unione tra i coniugi è un amore definitivo ed indissolubile; che i metodi della contraccezione artificiale contrastano con l’amore autentico e responsabile; la Chiesa ricorda che il rifiuto della vita già concepita e fino al termine naturale è un omicidio; che l’educazione religiosa e morale dei figli è la più importante opera dei genitori e che non la possono scaricare sugli altri.

La forza per poter vivere quello a cui sono chiamato mi viene proprio da Gesù, quel bimbo, quell’uomo, Lui è veramente Dio, il mio Salvatore!

E di Lui si può realmente e materialmente fare esperienza.

La sua promessa si compie nella vita.

E’ aderendo a Lui che posso vivere l’amore a cui sono chiamato e sperimentarlo in ogni ambito.

Che cos’è la vita? La vita è Lui.

Scegliamo la vita: amando.

E amare cosa vuol dire? Seguire.

Se Cristo fosse un morto? Potremmo dire che basta imitarlo.

Ma dal momento che è vivo, il Risorto, possiamo seguirlo ed avere la vita.

Giovanni Mosciatti,
vescovo di Imola