Di seguito riportiamo il documento prodotto dall’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali Giovanni Bersani in vista delle prossime elezioni regionali dell’Emilia Romagna preceduto da una breve considerazione e presentazione dello stesso osservatorio da parte di monsignor Mario Toso, vescovo delegato della Conferenza episcopale per i problemi sociale e del lavoro


Da qualche mese, con l’approvazione dei vescovi della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, è sorto l’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali intitolato a Giovanni Bersani.
L’Osservatorio, composto da persone qualificate nella cultura e nell’impegno sociale, in vista delle prossime elezioni regionali dell’Emilia Romagna ha prodotto un Documento che, in tempi straordinari come quelli odierni, intende avviare un processo non solo di riforma, bensì di trasformazione dell’attuale gestione politico-amministrativa e dell’intera società.
La politica è chiamata a rigenerarsi attorno all’asse vivente delle persone e della loro trascendenza, secondo il principio della sussidiarietà circolare.
L’impianto del Documento si avvale di un pensiero forte che ha come orizzonte temporale il lungo periodo, per meglio prendersi cura di tutti, sostenendo la biodiversità delle forme d’impresa, facendo progredire l’uguaglianza e l’inclusione sociale. Ma anche la riorganizzazione del sistema Scuola-Università-Ricerca, il potenziamento del welfare di comunità, nella concordia civile.

monsignor Mario Toso,
vescovo delegato della Conferenza episcopale
per i problemi sociale e del lavoro

Documento dell’Osservatorio regionale della CEER sulle tematiche politico-sociali “Giovanni Bersani”

 ELEZIONI REGIONALI dell’Emilia-Romagna, 26 gennaio 2020

A. Le prossime elezioni regionali, cui tutti i cittadini sono chiamati per la scelta di «buoni» amministratori, cadono in una stagione straordinaria. La connotano fenomeni affatto nuovi quali la rivoluzione del digitale, l’aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, gli straordinari flussi migratori, la crisi ecologica. In particolare, è deleteria per il bene comune la caduta dei valori etici, nella sfera sia del privato sia del pubblico. Le passioni ideali della solidarietà e della tensione civica sono intaccate da egoismi di gruppo, da fenomeni nuovi di corruzione, dall’avanzata della cultura dell’individualismo libertario. La politica, che da sempre è implicata con il proteggere e il provvedere, vale a dire con lo Stato di diritto e il welfare, è chiamata a rigenerarsi attorno all’asse vivente della persona, considerata nella sua integralità, compresa la dimensione di trascendenza. Il rilancio della politica, oggi improcrastinabile, non può fare a meno di un pensiero forte che abbia come orizzonte temporale il lungo periodo, anziché la preoccupazione di vincere le elezioni successive. Solo così è possibile prendersi cura dei bisogni e delle istanze delle generazioni future. Mai si dimentichi che un pensiero debole genera sempre una politica debole. Ecco perché riaffermiamo in questa sede la nostra adesione convinta ai principi sanciti nella nostra Carta Costituzionale, nella bimillenaria Dottrina Sociale della Chiesa, nelle tante dichiarazioni dei Diritti umani fondamentali.

B. Diamo atto che la Regione Emilia-Romagna è una delle meglio organizzate e più avanzate d’Italia. Tuttavia, questo convinto riconoscimento non ci esime dall’avanzare proposte e suggerimenti volti ad imprimere nuovo slancio all’azione politico-amministrativa in vista della realizzazione di una reale prosperità inclusiva (cioè per tutti) e di una piena libertà positiva (la libertà riconosciuta a ciascuna persona di attuare il proprio potenziale di vita). In quel che segue, fissiamo l’attenzione su quelle aree di intervento che riteniamo più urgenti, oltre che necessarie.

B.1. La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società (art. 29 della Costituzione) chiede oggi un ripensamento radicale dei modi di fornitura dei vari servizi e dei criteri di allocazione delle risorse. Occorre passare da una politica per la famiglia ad una politica della famiglia, la quale non può continuare ad essere considerata oggetto della, sia pur generosa, benevolenza pubblica, ma soggetto che, mentre abbisogna di attenzioni ed aiuti, deve essere posta nella condizione di offrire il proprio contributo di idee, di informazioni, in vista del bene comune. Interventi in chiave solo assistenzialistica devono cedere il passo a interventi promozionali. Più che di tavoli di concertazione, occorre attivare la co-progettazione e co-programmazione, secondo quanto esige il principio di sussidiarietà circolare (art. 118 della Costituzione): ente pubblico, mondo delle imprese, enti di Terzo Settore devono dialogare, in condizioni di parità, per decidere priorità degli interventi, reperimento delle risorse, modi di gestione. In particolare, proponiamo che si dia vita al “fattore famiglia” per quanto concerne il regime di fiscalità.

B.2. Sostenere in forme nuove, oggi possibili, la biodiversità delle forme d’impresa. E’ l’impresa che crea posti di lavoro e quindi sostiene il processo di crescita. Ma tanti sono i tipi di impresa che concorrono a tale scopo: da quella capitalistica a quella cooperativa, alla società benefit, all’impresa sociale, all’impresa di comunità. Guardiamo con fiducia alle nuove tendenze di ibridazione tra soggetti imprenditoriali che cercano di coniugare profitto e impatto sociale positivo, creazione di valore economico e sostenibilità ambientale, ragioni dell’efficienza organizzativa e dignità del lavoro umano.

B.3. Far progredire l’uguaglianza e l’inclusione sociale. In questo nostro tempo, la corsa al ribasso sui diritti del lavoro e la concorrenza fiscale tra paesi per attirare insediamenti produttivi hanno causato una crescita inaccettabile dei livelli di diseguaglianza sociale ed economica, che minacciano la coesione sociale e la stessa democrazia. Riteniamo che la nostra Regione abbia l’intelligenza e le energie per imprimere, sia pur con la gradualità necessaria, un corso nuovo all’economia, elaborando un originale modello di economia civile di mercato. Non si può continuare ad ondeggiare tra economia neo-liberista di mercato ed economia neo-statalista di mercato. C’è l’opzione, oggi fattibile, dell’economia civile di mercato.

B.4. Avviare un’efficace riorganizzazione del sistema Scuola-Università-Ricerca. Scuola e Università devono tornare ad essere luoghi di educazione e non solo di istruzione e formazione. E’ lo stesso mondo del lavoro a richiederlo, quando ci informa che le competenze tecniche, pur necessarie, non sono più sufficienti. Virtù come integrità morale, abilità relazionali, fiducia, prudenza, reciprocità sono, oggi, fattori strategici di sviluppo. Privare i giovani di un tale capitale umano vuol dire condannarli alla inoccupazione e al precariato. Ecco perché chiediamo una vera libertà di educazione e, in particolare, che venga assicurata la libertà di scelta educativa dei genitori (art. 30 della Costituzione). Il che rinvia alla vera parità tra scuole statali e non statali, ma sempre pubbliche. (La sfera del pubblico non coincide affatto con la sfera dello Stato!). Chiediamo che si giunga ad un patto educativo per schiudere orizzonti nuovi alla nostra Regione.

B.5. Proponiamo con forza che si dia vita, nella nostra Regione, al modello di Welfare Community. La fragilità del Welfare state – una grande conquista di civiltà – sono oggi tali che c’è il rischio che si vada verso un modello di Welfare capitalism, di matrice americana, che affida le tutele sociali alla benevolenza e alla filantropia delle imprese. Se si vuole scongiurare un rischio del genere, che annullerebbe di fatto il sacrosanto principio dell’universalismo, è urgente dare ali al welfare di comunità, un welfare generativo che vede nella cooperazione (non basta la collaborazione) tra pubblico, privato e Terzo Settore il modo concreto di far marciare assieme universalismo e sostenibilità finanziaria, soprattutto in Sanità. L’Emilia-Romagna è, a nostro giudizio, nelle condizioni di poterlo realizzare.

C. Con la concordia anche le piccole cose crescono – ha scritto Sallustio. Siamo persuasi che il nostro bene dipende non solo da un’amministrazione efficiente e integra, ma anche da una politica regionale che lasci spazio, anzi che favorisca, tutte quelle pratiche di azione che trovano il loro fondamento nel principio del dono come gratuità. Desideriamo sottolineare che è solamente il principio di fraternità che riesce a far stare assieme libertà e uguaglianza. In una società bensì giusta, ma non fraterna, la democrazia, prima o poi, cede il passo alle tante forme, oggi ritornate di moda, di sovranismi e populismi. Non possiamo tollerare che ciò abbia a realizzarsi nella nostra Emilia-Romagna.