Domenica 26 gennaio celebreremo nella nostra diocesi di Imola l’8ª giornata della scuola cattolica. È sempre una occasione per riflettere sul fatto che la libertà di scelta della scuola da frequentare si basa sul fondamentale diritto di ogni persona a educarsi ed essere educata secondo le legittime scelte dei genitori, come recita l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il proprium della scuola cattolica non è certo il proselitismo, ma la cura educativa della persona, che può aiutare a superare tante difficoltà della realtà scolastica odierna, a cominciare dalla perdita del senso stesso del fare scuola. La scuola cattolica ha come fine la crescita della persona, la piena valorizzazione di tutte le dimensioni della persona umana. Il compito è che i bisogni, i desideri, le aspirazioni dei ragazzi siano presi sul serio e valorizzati in un successo di crescita che ha come fine la piena espressione della loro umanità. Il compito fondamentale della scuola è «l’introduzione alla realtà totale» perché non c’è realtà senza significato. Quindi il compito di una scuola è educare la persona, fare emergere tutte le sue capacità, proponendole un’ipotesi di lavoro che entusiasmi la ragione e muova la libertà a capire fino in fondo che cos’è la realtà. La scuola cattolica vuole essere inoltre luogo di educazione alla libertà. Il suo progetto educativo parte da un’identità che si pone naturalmente in dialogo con il resto della società. Nella scuola cattolica sono accolti tutti, a prescindere dal loro credo religioso. E sebbene manchi una vera parità scolastica le famiglie fanno sacrifici pur di far fronte alle alte spese delle rette. Sanno di fare un investimento reale per il futuro. L’aspetto fondamentale di una scuola libera è che parte dalla convinzione che la realtà ha un significato, cioè che quel significato si può capire, che si può entrare in rapporto con esso in modo che la ragione ne può cogliere il senso, così che la libertà possa usarlo nel modo giusto. Perciò occorre che l’educatore abbia la certezza di un’ipotesi da proporre, da offrire alla ragione e alla libertà dello studente affinché possa verificare se quell’ipotesi dà ragione di tutti gli aspetti della realtà. Senza un’ipotesi, infatti, il ragazzo sarebbe smarrito davanti alla complessità del reale. Questo è il compito di una scuola, che si declina poi fino alla didattica nella modalità con cui si tratta ogni materia. La scuola cattolica può essere il luogo che, in continuità con l’educazione impartita in famiglia, contribuisce a fare crescere bambini e ragazzi capaci di affrontare le sfide del reale con il bagaglio di una tradizione certa, pronti a una continua verifica.

 

Mons. Giovanni Mosciatti, 
vescovo di Imola