Carissimi, abbiamo vissuto un tempo di Quaresima tutto particolare. Abbiamo vissuto un sacrificio che non abbiamo scelto e che ci sta facendo vivere giorni incredibili. Ed ora siamo invitati a celebrare la grande Pasqua di Resurrezione del Signore.

Eppure siamo costretti a vivere questo tempo di grazia in una condizione di particolare sacrificio. L’emergenza mondiale provocata dal Covid-19 non ci permetterà di vivere insieme, nelle nostre chiese e comunità, le celebrazioni di questa Settimana santa. E neppure di accostarsi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, anche se abbiamo la grazia – richiamata dalla grande Tradizione della Chiesa e dal Magistero – di ottenere in caso di necessità il perdono del Signore attraverso un atto di contrizione perfetto e di unirsi in comunione spirituale a Gesù Eucaristia. Siamo invitati ad offrire questo sacrificio grande come preghiera per la propria conversione e per la pronta liberazione da questo flagello.

Non possiamo permetterci di mettere in pericolo la salute delle persone e di rallentare lo sviluppo positivo di questa drammatica situazione. In questi giorni potremo così seguire le celebrazioni del Santo Padre – o quelle trasmesse dal Vescovo o dai propri Parroci – pregare in famiglia, preoccuparsi di rendersi vicini ai propri familiari o conoscenti che vivono in solitudine, compiere gesti di carità, che costituiscono modalità grandi e feconde per vivere santamente questi giorni di Pasqua.

Paradossalmente però, ora che non possiamo quasi uscire di casa, che non possiamo viaggiare, frequentare luoghi pubblici, darci la mano, ecc., percepiamo una solidarietà universale, profonda, una coscienza che siamo uniti non solo dalla stessa prova, dallo stesso pericolo, ma da una reale comunione di vita, di pensiero, di compassione. Ma ci siamo anche accorti di quanto siamo impreparati a stare con gli altri, persino con i nostri cari in famiglia.

Il nostro cardinale Matteo ci ricorda che “quello che stiamo vivendo ci chiede di diventare persone interiori, perché finita l’emergenza sappiamo cambiare noi stessi e il mondo intorno per davvero, liberi dal piegare tutto all’io e ai nostri interessi individuali, nella speranza di uscirne “più consapevoli” e fare tesoro di una lezione così severa.”

Cristo, veramente, ci salva dal peccato e dalla morte, ci salva dal non-senso della vita, ci salva dalla solitudine e dall’odio, e quante volte abbiamo vissuto in modo ridotto la portata di questa Salvezza che Lui ci ha donato e ci dona costantemente morendo in Croce per noi e risorgendo dai morti. Questo Avvenimento ha la capacità di cambiare la nostra coscienza e la nostra vita. Può cambiare il nostro sguardo su tutto quello che accade, di bello o di brutto, di lieto o di doloroso. Certamente l’epidemia ha messo in prima pagina una realtà da cui nessuno di noi prima o poi può fuggire: che siamo fragili, mortali, che non abbiamo la nostra vita nelle nostre mani. Per questo la situazione attuale è una grande opportunità per permettere a Gesù Cristo di risvegliare a riaccendere in noi la fede.

La gente ha bisogno di questa speranza, di un significato anche in questa reclusione, o anche nel rischio quotidiano del lavoro per coloro che stanno assicurando i servizi essenziali. E i cristiani sanno di poter essere veicoli di questo significato, di avere la missione di portare questa speranza a tutti.

Con Cristo la morte cambia volto, non è più nemica. Gesù Cristo è penetrato fin nell’abisso più profondo di questa nostra morte, di questa solitudine, di questo abbandono. Ma è risorto, e questo ci dice come proprio dentro la nostra morte, il nostro abbandono, la nostra solitudine, Gesù è presente, è con noi, con tutto l’amore che Dio è.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti