Giuseppe, nel Vangelo Gesù, è chiamato “il figlio del carpentiere”. In questa memoria del santo si riconosce la dignità del lavoro umano, come dovere e perfezionamento dell’uomo, esercizio benefico del suo dominio sul creato, servizio della comunità, prolungamento dell’opera del Creatore, contributo al piano della salvezza (Conc. Vat. II, “Gaudium et spes”, 34). Nel 1955 Pio XII istituì questa memoria liturgica nel contesto della festa dei lavoratori, universalmente celebrata il 1° maggioPatrono universale della Chiesa per volere di Pio IX, egli è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno: additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’esortazione apostolica “Redemptoris Custos”, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: Pio IX, Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI.

Ne facciamo memoria con l’immagine di un delicato dipinto di Giacomo Zampa proveniente dalla canonica di Borgo Tossignano (nel Museo Diocesano di Imola).

MV