Tutte le volte che ci troviamo a pregare la Madonna, è proprio un momento grande. L’angelo, presentatosi a Maria, dice: «Ti saluto, o piena di grazia». E Maria, visitando Elisabetta: «…tutte le generazioni mi chiameranno beata…» (Lc 1,28-30). Venendo qui, ora stiamo realizzando la sua profezia. Stasera diamo il nostro contributo testimoniando che la profezia si avvera: ti chiameranno beata.
Quanta storia è passata davanti a questa immagine della Madonna delle Grazie, otto secoli di vita, di domanda, di grido difronte ai pericoli, alle tempeste, alle malattie, alle guerre, ai flagelli.

Ed oggi siamo qui perché ancora una volta ricorriamo a Colei che ci è Madre di fronte al pericolo dell’attuale pandemia che ha svelato a tutti noi la nostra fragilità, e nello stesso tempo il bisogno che abbiamo degli altri, della loro attenzione e del loro amore.
Ed oggi il richiamo che Maria vuole fare a noi è quello della maturità della fede.
Se una fede non diventa matura, è vana, e non regge difronte alla realtà. Rivolgendosi a Gesù la donna cananea, come abbiamo ascoltato, è coraggiosa, come lo è ogni madre disperata che davanti alla salute di un figlio è pronta a fare di tutto. Per il bene di sua figlia si è avvicinata a Gesù per supplicarlo, si pianta davanti a Lui. Ma alla sua richiesta Gesù risponde di essere «venuto prima per le pecore della casa di Israele». Sembra un linguaggio duro quello di Gesù ma Egli sa cosa c’è nel cuore di quella donna.

Lei infatti, come ci ricorda sempre papa Francesco, non ha risposto a Gesù con la sua intelligenza ma con le sue viscere di madre, col suo amore. E così gli ha detto: «Anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Come per dire: «Dai queste briciole a me!». Colpito allora dalla sua fede «il Signore ha fatto il miracolo». Che certezza di madre.
Se avessimo questa coscienza della Presenza del Signore, quando formiamo una famiglia, quando andiamo a lavorare, quando affrontiamo qualsiasi cosa della nostra giornata, se pensassimo che lì noi non siamo abbandonati, senza speranza, ma abbiamo chi guardare, a chi chiedere, che grandezza sentiremmo nella nostra esistenza!

Così è la grandezza della Madonna, la sua semplicità: lei ha detto: «Sì» e basta, non chiedeva altro. Noi, invece, abbiamo sempre bisogno di qualcosa d’altro, di qualche prova in più per potere essere decisi.
La maturità della fede, Cristo l’ha definita, paragonata al bambino. Il bambino sente istintivamente di appartenere ai genitori e di fronte alle cose dice: «Sì», sgrana gli occhi: non chiede altre conferme di ciò che vede.
Ciò che in noi non deve venire mai meno è l’adesione della nostra fede: quando le emozioni non ci sono più, quando non hai più la carica iniziale, quando gli amici non ci sono, ciò che deve rimanere è la nostra fedeltà all’adesione a Cristo.

E la promessa che è rivolta alla nostra vita e al nostro popolo è proprio grande come abbiamo ascoltato dal profeta Geremia:
«Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele. [è la fedeltà dell’amore del Signore la nostra speranza], Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine d’Israele. [senza di Lui non edifichiamo]

Verrà il giorno in cui le sentinelle grideranno sulla montagna di Èfraim: “Su, saliamo a Sion, andiamo dal Signore, nostro Dio”. Poiché dice il Signore: Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: “Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”».
Ancora una volta accanto a Maria, nostra madre, potremo sperimentare la verità di queste parole, un canto di gioia perché il Signore ci salva, perché edifica con noi una città nuova.

Mons. Giovanni Mosciatti
vescovo Diocesi di Imola