Carissimi,
la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio è la prima festa dell’anno nuovo: incominciare un tempo nuovo con Maria, Madre di Dio è per tutti noi, e per tutta l’umanità, una vera grazia: Gesù passa anzitutto attraverso la fede di Maria che accoglie il progetto divino e si rende totalmente disponibile, tutta dedita alla sua volontà. E Maria ci guarda con tenerezza materna così come guardava il suo Figlio Gesù. Lei, Madre di Cristo e della Chiesa oggi ci insegna la fede e l’offerta di tutta la nostra vita al disegno del Padre. Ed oggi, come ci dice la liturgia su di noi splende la luce, perché è nato per noi il Signore. Dio onnipotente sarà il suo nome, Principe della pace, Padre dell’eternità: il suo regno non avrà fine. Quale bellezza, quale gratitudine poter accogliere Colui che dona la Pace, Cristo, significato di tutto il tempo e di tutta la storia.
La santa Madre di Dio ci insegna che il primo passo di verità nella vita è “custodire tutto nel cuore” (cfr Lc 2,19) come ci ricorda il Vangelo di oggi. E papa Francesco ci ricorda proprio che è dal cuore che nasce il bene: quanto è importante non trascurare il cuore, custodire in esso la memoria di Cristo! “Quanto è importante educare il cuore alla cura, ad avere care le persone e le cose. Tutto comincia da qui, dal prenderci cura degli altri, del mondo, del creato. Non serve conoscere tante persone e tante cose se non ce ne prendiamo cura. Quest’anno, mentre speriamo in una rinascita e in nuove cure, non tralasciamo la cura. Perché, oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: e questo vaccino è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi.” (cfr Angelus 01/01/2021)
Lo sguardo materno di Maria è un incoraggiamento a far sì che questo tempo sia per la nostra crescita, sia tempo per appianare gli odi e le divisioni, sia tempo per riconoscerci fratelli, sia tempo di costruire e non di distruggere, prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Un tempo per far crescere, un tempo di pace.

È proprio alla cura del prossimo e del creato che è dedicato il tema della Giornata Mondiale della Pace, che oggi celebriamo: “La cultura della cura come percorso di pace” è il tema che ci offre quest’anno papa Francesco. I dolorosi eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso, ci insegnano quanto sia necessario interessarsi dei problemi degli altri e condividere le loro preoccupazioni. Questo atteggiamento – ci ricorda Francesco – rappresenta la strada che conduce alla pace, perché favorisce la costruzione di una società fondata su rapporti di fratellanza. Noi siamo tutti chiamati a realizzare la pace e a realizzarla ogni giorno e in ogni ambiente di vita, tendendo la mano al fratello che ha bisogno di una parola di conforto, di un gesto di tenerezza, di un aiuto solidale. E questo per noi è un compito dato da Dio. Il Signore ci dà il compito di essere operatori di pace.

“E la pace si costruisce se anzitutto siamo in pace con noi stessi – in pace dentro, nel cuore – e con chi ci sta vicino, togliendo gli ostacoli che impediscono di prenderci cura di quanti si trovano nel bisogno e nell’indigenza. Si tratta di sviluppare una mentalità e una cultura del “prendersi cura”, al fine di sconfiggere l’indifferenza, di sconfiggere lo scarto e la rivalità che purtroppo prevalgono. Togliere questi atteggiamenti. E così la pace non è solo assenza di guerra, ma è vita ricca di senso, impostata e vissuta nella realizzazione personale e nella condivisione fraterna con gli altri.” (cfr Angelus 01/01/2021)

E’ prezioso ed interessante il messaggio che quest’anno papa Francesco ci affida perché ci aiuta a comprendere come il gesto della cura e della custodia tocchi la profondità di tanti fattori dell’umano. La cura come promozione della dignità e dei diritti della persona ci fa comprendere ad esempio che la persona è sempre relazione, non individualismo, afferma inclusione e non esclusione. Ogni persona umana è un fine in sé stessa, mai semplicemente uno strumento da apprezzare solo per la sua utilità. È da tale dignità che derivano i diritti umani, come pure i doveri, che richiamano ad esempio la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro «prossimo, vicino o lontano nel tempo e nello spazio.

La cura del bene comune poi è decisiva. Ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune. Quanto ciò sia vero e attuale ce lo mostra la pandemia del Covid-19, davanti alla quale ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme.
La cura e la salvaguardia del creato. Tutta la realtà è connessa e papa Francesco ci ricorda sempre l’esigenza di ascoltare nello stesso tempo il grido dei bisognosi e quello del creato. Da questo ascolto attento e costante può nascere un’efficace cura della terra, nostra casa comune, e dei poveri.
Carissimi, prendersi cura implica una educazione, che nasce nella famiglia, dove s’impara a vivere in relazione e nel rispetto reciproco. Tuttavia, la famiglia ha bisogno di essere posta nelle condizioni per poter adempiere questo compito vitale e indispensabile.
E la scuola, l’università, e tutti i soggetti della comunicazione sociale sono chiamati a trasmettere il riconoscimento della dignità di ogni persona, di ogni comunità linguistica, etnica e religiosa, di ogni popolo e dei diritti fondamentali che ne derivano. L’educazione costituisce uno dei pilastri di una società più giusta e solidale.
La Vergine Maria, che ha dato alla luce il «Principe della pace» (Is 9,6) ci ottenga dal Cielo il bene prezioso della pace, che è impossibile alle sole forze umane.
“La pace è anzitutto dono, – ci ricorda ancora papa Francesco – un dono di Dio; va implorata con incessante preghiera, sostenuta con un dialogo paziente e rispettoso, costruita con una collaborazione aperta alla verità e alla giustizia e sempre attenta alle legittime aspirazioni delle persone e dei popoli.”

monsignor Giovanni Mosciatti,
vescovo di Imola