La fase diocesana del cammino sinodale ci chiede un impegno corale per realizzare quella consultazione ampia indicata dai vescovi. Avrà una durata (al momento di andare in stampa, ndr) fino a marzo 2022, al termine della quale è previsto che il vescovo, con l’equipe diocesana, discerni sui contributi arrivati da inviare a Roma. Già solo da questo iter si comprende bene perché è importante che tutti i contributi che arriveranno siano il resoconto più fedele possibile di quanto si è detto e ascoltato, non delle sintesi, piuttosto dei verbali degli incontri, redatti o riletti insieme per essere certi che il racconto di ogni partecipante sia pienamente corrispondente a quanto espresso.
Dal sito della Diocesi è possibile scaricare materiale utile a organizzare questi confronti (vedi colonna a fianco). È importante aver ben presente che, poiché l’ascolto deve essere incarnato, concreto a partire dalla realtà in cui lo si chiede, i promotori dei confronti dovranno ri-elaborare ogni suggerimento disponibile, dovranno adattarlo e “cucirlo su misura” della propria realtà, per evitare i rischi da cui ci ha messo in guardia papa Francesco: formalismo, intellettualismo e immobilismo.
Alcuni esempi, peraltro già in atto. Nelle parrocchie potranno essere in primis coinvolti i consigli pastorali: dopo aver presentato il cammino sinodale (obiettivo, scopo, iter, e soggetti), ogni consiglio potrà confrontarsi sui nuclei tematici che più sono vicini alla propria esperienza; elaborare una propria dinamica di coinvolgimento della comunità (in tutte le sue componenti: la consultazione ampia è bene sia anche integrale) e individuare occasioni per ascoltare chi è ai margini o raggiungibile attraverso altri ambiti di vita. Nelle associazioni e movimenti, gli spazi diventano forse anche più ampi. Sappiamo già di battezzati che stanno pensando come moderare un ascolto nel gruppo di colleghi di lavoro, di gruppi adulti e giovani che si stanno interrogando verso chi e come rivolgersi, dopo aver operato un confronto al proprio interno, perché non possiamo portare ad altri qualcosa che noi stessi non abbiamo vissuto. Se non ci siamo ascoltati tra noi, senza altri fini se non il donarci reciprocamente la nostra esperienza arricchendoci di essa, difficile far camminare lo stile sinodale sulle nostre gambe… Un processo che richiede creatività e fantasia, non può essere uniformabile in un solo format.
Giuseppe Savagnone, editorialista di Avvenire, ha scritto che poiché il tema su cui siamo chiamati «a riflettere è la stessa sinodalità», il cammino sinodale e il sinodo stesso raggiungeranno «l’obiettivo della sua ricerca nel suo stesso modo di condurla. Il cammino e la meta qui coincidono. Ma c’è una seconda novità che rende questo sinodo unico, ed è il fatto che esso non coinvolgerà soltanto i vescovi, ma tutto il popolo di Dio. […] Il corto-circuito virtuoso fra il percorso e la meta […] investe perciò non soltanto i padri sinodali che parteciperanno alla sessione finale, ma tutti i membri del popolo di Dio. In questo modo, però, la sinodalità cessa di essere un oggetto particolare di indagine e viene proposta come un metodo, una prassi della comunità cristiana a tutti i suoi livelli. In una simile ottica, essa, da innocuo argomento teologico, si trasforma nel criterio per un coraggioso esame di coscienza delle comunità cristiane e, al tempo stesso, in una prospettiva ineludibile per il futuro” (cfr. www.tuttavia.eu)
Laura Pantaleoni