Le pietre della fede è un viaggio, che ci accompagnerà ogni venerdì, tra i più o meno conosciuti edifici sacri in diocesi di Imola. Un modo per far conoscere e valorizzare chiese e santuari del nostro territorio, mettendone in luce storia e architettura.


La chiesa de Suffragio o altrimenti detta di San Giuseppe – Così chiamata perché sorta inizialmente per permettere ai pellegrini di venerare il santo – ha la facciata che volge a mezzogiorno su quella che si chiamava piazza Maggiore all’epoca della seconda edificazione. Nel 1719 venne demolita, per poi essere ricostruita e aperta al culto il 17 agosto del 1721, assumendo la denominazione di chiesa della Madonna della Neve e dei Santi Michele e Giuseppe o del Suffragio. Caratterizzata da una pianta a croce latina, con ampia navata centrale e due laterali di larghezza ridotta, presenta una scenografica facciata settecentesca, divisa in due piani dal cornicione. Inferiormente, due lesene di valenza puramente estetica, fiancheggiano la porta centrale sormontata da un timpano curvilineo. Posta immediatamente sopra la porta d’accesso alla chiesa, si incontra un’edicola lignea in cui è collocato un organo a canne, incorniciato da archi a tutto sesto decorati con stucchi.

La parte retrostante l’altare è allestita con panche in legno, mentre da una porta posta a sinistra dell’abside, si accede sia alla cappella invernale sia alla sacrestia costruita nel 1781, oltre che ad altri ambienti di servizio alla chiesa. L’edificio è inoltre contraddistinto da un’elegante architettura, scandita da lesene culminanti con capitelli compositi, mentre archi, quadrature e panneggi sorretti da putti, ne costituiscono la complessa ornamentazione in stucco di gusto barocco. (foto di Giacomo Casadio)



Questa rubrica è tratta dall’omonimo libro “Le pietre della fede” edito da Il Nuovo Diario Messaggero.
Il volume riunisce in una visione d’insieme tutte le chiese destinate al culto pubblico del territorio della diocesi di Imola, offrendo una lettura della loro evoluzione architettonica e tipologica nel corso dei secoli, consentendo di scorrerle visivamente senza soluzione di continuità.
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