Siamo venuti qui, nella piazza principale della nostra città, per chiedere al Signore di benedire, per intercessione di Maria, tutta la nostra comunità. Quest’anno le solenni Rogazioni in onore della Beata Vergine del Piratello, nostra Patrona, ci chiedono una grande responsabilità. Sono tanti i motivi che ci spingono all’offerta della preghiera, della supplica che mendica salvezza, per noi e per tutti.

Quanta sofferenza in questi due anni che ci ha tenuti lontani dal compiere questo gesto. Prima con la pandemia del COVID e adesso con quella della guerra. Il conflitto che insanguina il cuore dell’Europa ci chiede una grande attenzione, perché per molto tempo subiremo le conseguenze di questa tragica vicenda bellica. Quanto è fragile il desiderio della pace, se tale desiderio non diventa un compito, una responsabilità nel quotidiano, per ciascuno di noi. Per l’intercessione della Vergine Maria questo dolore ci riporti a Dio, ci cambi, ci faccia “vedere” che la riconciliazione e il perdono ci sono necessari come il pane, come l’aria. La Madonna ci insegni a sconfiggere l’odio, la violenza nelle parole e nelle mani, il pregiudizio, l’indifferenza che generano tanta divisione e favoriscono la guerra. Maria è la Regina della pace! Con la guerra tutto è perduto. La pace permette la vita e la protegge. Maria, nostra madre, ci aiuti a credere che l’amore cambia il mondo.

Non dimentichiamo la sofferenza, soltanto seguendo Maria che ha cura particolarmente dei più deboli, quella sofferenza non sarà inutile. La pandemia ci ha costretto a cambiare tante cose ma ce ne ha fatte anche scoprire delle altre. Non dobbiamo dimenticarle. Pensiamo ai tanti esempi di solidarietà, come frutto della pandemia da Covid-19. Abbiamo ripreso a vivere in presenza, questa processione con Maria, con la sua Sacra Immagine, non ci faccia dimenticare il buono che abbiamo vissuto durante il periodo di emergenza. Non vogliamo perdere la vicinanza, l’andare incontro, il coinvolgimento e l’attenzione gli uni verso gli altri. Maria ce lo ricorda: lei per prima si preoccupa di quello che manca agli altri, è attenta ai bisogni delle persone che ha vicino perché sono tutti suoi figli.

Quest’anno poi abbiamo la grazia di vivere il Giubileo per i 750 anni della Dedicazione della Basilica-Cattedrale di Imola. Non è appena un anniversario. È una occasione straordinaria che ci ricorda l’immensa ricchezza della fede, dell’appartenenza alla Chiesa, della fedeltà perenne di Dio. “La Chiesa è un edificio, per vari aspetti, sempre in costruzione, e i costruttori sono tutti i componenti, nessuno escluso, chiamati a cooperare unitariamente alla meravigliosa impresa” come disse S. Giovanni Paolo II visitando la nostra Cattedrale il 9 Maggio 1986. Il tempio di mattoni è il simbolo della Chiesa viva, delle “pietre vive” che sono i cristiani, sopra l’unico fondamento che è Gesù Cristo, la “pietra angolare”.

Quest’anno le Rogazioni ci trovano in cammino, verso una Chiesa sinodale, così come ci sollecita papa Francesco. Il Sinodo che abbiamo iniziato nell’ottobre scorso e che ci accompagnerà in questi anni è una occasione di incontro, ascolto e riflessione. Un tempo di grazia che, nella gioia del Vangelo, ci permetta di incamminarci verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare. Abbiamo l’opportunità di diventare una Chiesa della vicinanza, della compassione e della tenerezza. Proprio come Maria, che è nostra Madre.

Monsignor Giovanni Mosciatti, vescovo