Martedì 11 ottobre per le diocesi della Romagna si è aperto il secondo anno del cammino sinodale con la presentazione del documento I cantieri di Betania da parte di monsignor Erio Castellucci: è seguita poi un’analisi comparativa delle sintesi diocesane delle sette diocesi romagnole. «Non si ricomincia da zero» perché il cammino fatto nel primo anno, i frutti raccolti «sono la base per la prosecuzione del lavoro» come ribadito ne I cantieri di Betania.
In diocesi di Imola, il secondo anno si apre con la lectio del vescovo Giovanni sull’icona biblica dell’anno, l’incontro di Gesù con Marta e Maria nella loro casa di Betania (Lc 10,38-42). Alla sequela di Gesù che entra nella casa di Marta e Maria, la prossimità diventa concreta nella scelta di tenere la Scuola della Parola in un duplice posto: il 21 ottobre a Lugo (chiesa di San Giacomo Maggiore, ore 20,30), il 24 ottobre in Cattedrale a Imola sempre alle 20,30 (festa della Dedicazione della cattedrale).
“Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto… un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare… l’uno in ascolto dell’altro e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo Spirito di verità, per conoscere ciò che Egli «dice alle Chiese» (Ap 2,7)” (papa Francesco, ottobre 2015). Perché l’ascolto della Parola è il primo passo da compiere nel cammino sinodale!
Il primo anno ha suscitato incontri anche inaspettati: ora è ancor più urgente creare “quel clima di discernimento comunitario che evita logiche di contrapposizione o dibattiti superficiali e permette di ricercare una vera sintonia, lasciando risuonare la voce dello Spirito” (I cantieri di Betania). La stessa scelta di indicare per questo anno dei “cantieri” ci pone nella prospettiva di progettualità, di costruzione: «È certo un ascolto “orientato”, per poter raccogliere narrazioni utili a proseguire il cammino; un ascolto che si fa riflessione». I cantieri proposti sono tre: la strada e il villaggio, «dove presteremo ascolto ai diversi mondi in cui i cristiani vivono e lavorano, cioè camminano insieme a tutti coloro che formano la società»; l’ospitalità e la casa, cantiere che ci permette di sognare «finestre ampie attraverso cui guardare e grandi porte da cui uscire per trasmettere quanto sperimentato all’interno – attenzione, prossimità, cura dei più fragili, dialogo – e da cui far entrare il mondo con i suoi interrogativi e le sue speranze». Poi il cantiere della diaconia e formazione spirituale perché «il servizio necessita di radicarsi nell’ascolto della Parola del Maestro: solo così si potranno intuire le vere attese, le speranze, i bisogni».
L’immagine del cantiere ci aiuta a catturare meglio quel carattere laboratoriale, che nasce dalle esperienze, che già lo scorso anno abbiamo provato a realizzare: allo stesso tempo però, un cantiere suggerisce un lavoro che dura nel tempo, che si realizza con l’apporto di maestranze e competenze differenti, ciascuna indispensabile alla riuscita dell’opera. Un cantiere richiede progettualità, scelte: in quest’ottica, il cammino del secondo anno ci chiede di ampliare e approfondire in questa Chiesa oggi, l’ascolto verso tutti, partendo dalle 3 attenzioni indicate dai cantieri; il mondo (il villaggio e la strada), la Chiesa (la casa), il servizio.

I referenti diocesani per il cammino sinodale
Laura Pantaleoni,
don Gabriele Tondini