La festa di Natale di quest’anno ci offre l’occasione per fare memoria dell’origine del presepe. Esattamente 800 anni fa, a Greccio, frate Francesco, è pieno di stupore perché Colui che ha creato tutta la bellezza delle cose, l’onnipotente Dio, Si è fatto uomo per salvarci. Piccolo bimbo nel grembo di Maria, nacque, come il più misero, in una stalla, con degli animali, in una mangiatoia, al gelo dell’inverno. Francesco era colpitissimo da questa incredibile umiliazione di Dio. E soprattutto pensare che quel Bambino, diventato grande, era stato crocifisso come il più malfamato dei criminali.

Ci ricorda papa Francesco che “il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita”.
«La vita infatti si è manifestata» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia.

Eppure ogni giorno non ci sembra di riconoscere in atto questo cambiamento. Vediamo guerre e violenze che si ripetono con il loro carico di morte, distruzione, odio diffuso; una violenza quotidiana che si annida spesso anche all’interno dei rapporti affettivi, avvelenati da pretese di possesso.

Tuttavia noi non possiamo rassegnarci. Siamo stati raggiunti e viviamo di quella straordinaria notizia, che è risuonata ancora una volta in questa notte di Natale: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,10-11). Questa è la luce che il profeta Isaia preannunziava e che a Betlemme è finalmente apparsa a tutto il “popolo che camminava nelle tenebre”: il Figlio di Dio è venuto tra noi, così da ridestare per sempre la speranza in coloro che lo accolgono e lo riconoscono. E questa speranza è ciò che ci permette di vivere ogni situazione, anche la più drammatica, ma anche di avere compassione di questa umanità ferita e bisognosa, verso la quale abbiamo la responsabilità di testimoniare la Buona Notizia che ci ha raggiunti.
Questa notte sono stato molto colpito dall’Omelia del Card. Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini, che ha pronunciato a Betlemme. Egli ha dato voce a un sentimento profondo che credo proviamo tutti e che trova eco nel Vangelo proclamato questa notte: “Non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7).

“Come per Maria e Giuseppe, anche per noi, oggi qui, sembra che non ci sia posto per il Natale. Siamo tutti presi, da troppi giorni, dalla dolorosa, triste sensazione che non ci sia posto, quest’anno, per quella gioia e quella pace che in questa notte santa, proprio a pochi metri da qui, gli angeli annunciarono ai pastori di Betlemme. […] In questo momento non possiamo non pensare a tutti quelli che in questa guerra sono rimasti senza nulla, sfollati, soli, colpiti nei loro affetti più cari, paralizzati dal loro dolore. […] Davvero quel “non c’era posto per loro” esprime bene la loro situazione, oggi nota a tutti e la cui sofferenza non cessa di gridare al mondo intero. Nessuno più ha un posto sicuro, una casa, un tetto, privati dei beni essenziali di vita, affamati, e più ancora esposti ad una violenza incomprensibile. Non sembra esserci posto per loro non solo fisicamente, ma nemmeno nella mente di coloro che decidono le sorti dei popoli. […] Mi sembra che oggi ciascuno sia chiuso nel suo dolore. Odio, rancore e spirito di vendetta occupano tutto lo spazio del cuore, e non lasciano posto alla presenza dell’altro. Eppure, l’altro ci è necessario. Perché il Natale è proprio questo, è Dio che si fa umanamente presente, e che apre il nostro cuore ad un nuovo modo di guardare il mondo”.

Un nuovo modo di guardare il mondo. E’ questa la grande novità che è entrata nel mondo. Papa Francesco ce lo ha ricordato sin dall’inizio del suo pontificato: “La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere. La vita di Cristo apre uno spazio nuovo all’esperienza umana e noi vi possiamo entrare. Per permetterci di conoscerlo, accoglierlo e seguirlo, il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne. La fede nel Figlio di Dio fatto uomo in Gesù di Nazaret non ci separa dalla realtà, ma ci permette di cogliere il suo significato più profondo, si apre un nuovo modo di vedere. Il vedere diventa sequela di Cristo, e la fede appare come un cammino dello sguardo, in cui gli occhi si abituano a vedere in profondità”.

Non c’era posto per loro quella notte. Chiediamoci allora: dove è il Natale quest’anno? Dove cercare il Salvatore? Dove può nascere il Bambino, quando in questo nostro mondo sembra che non ci sia posto per Lui? È stata la domanda di Maria e di Giuseppe, di fronte alla difficoltà di trovare alloggio quella notte. È stata la domanda dei Pastori, mentre cercavano il Bambino. È stata la domanda dei Magi, mentre inseguivano la stella. È la domanda della Chiesa tutte le volte che ha smarrito la strada. È la nostra domanda: quale è oggi il luogo del Natale?

Il card. Pizzaballa questa notte ci ha proprio aiutato a capire: “A risponderci sono gli Angeli. Quella notte, infatti, e in ogni notte, Dio trova sempre un posto per il Suo Natale, anche per noi, qui, oggi, nonostante tutto, anche in queste drammatiche circostanze, noi lo crediamo: Dio può fare posto anche nel più duro dei cuori. […] Nelle attuali circostanze, noi, la Chiesa tutta, deve tornare a Dio, al Suo amore, se vuole ritrovare la gioia vera del Natale, se vuole incontrare il Salvatore. Prima e oltre ogni spiegazione sociale e politica, la violenza e la sopraffazione dell’altro trovano la loro ultima radice nell’aver dimenticato Dio, contraffatto il Suo Volto, usato in modo strumentale e falso il rapporto religioso con Lui, come in questa nostra Terra Santa avviene troppo spesso. […] Anche il “sì” di Maria e di Giuseppe è però il luogo del Natale. La loro obbedienza e fedeltà è la casa in cui il Figlio è venuto ad abitare. La volontà di Dio non è un potere che sottomette e piega, ma un Amore che dispiega tutta la sua forza soltanto se accolto in fedele e generosa libertà, la libertà vera, che non è arbitrio ma responsabilità amorosa per la vita nostra e degli altri. Il Figlio di Dio, generato dal Padre, entra nel tempo attraverso la porta aperta dell’umana libertà. Dovunque un uomo e una donna dicono “sì” a Dio, lì è Natale! Dovunque qualcuno è disponibile a mettere la propria vita a servizio della Pace che viene dall’Alto e non soltanto a badare ai propri interessi, lì nasce e rinasce il Figlio.[…]

Non sarebbe Natale senza i Pastori. Pure il loro vegliare nella notte appartiene al Vangelo. E sono essi i primi a trovare il Bambino. Erano i pastori, quella notte, gente sveglia, abituati all’essenziale, capaci di azione, disponibili al nuovo, senza troppi calcoli o ragionamenti e perciò pronti al Natale. In un tempo inevitabilmente segnato da rassegnazione, odio, rabbia, depressione, abbiamo bisogno di cristiani così perché ci sia ancora posto per il Natale! So bene quanto è difficile restare svegli, disponibili all’accoglienza e al perdono, pronti a ricominciare sempre di nuovo, a rimettersi in cammino anche se è ancora notte. Solo così però noi troveremo il Bambino.

[…] Chiedo a tutte le Chiese nel mondo, che in questo momento guardano a noi non solo per contemplare il mistero di Betlemme, ma anche per sostenerci in questa tragica guerra: fatevi latori presso i vostri popoli e i loro governanti del “si” a Dio, del desiderio di bene per questi nostri popoli, per la cessazione delle ostilità, perché tutti possano ritrovare davvero casa e pace. […]

Rinasca allora Cristo in questa terra, Sua e nostra, e riparta da qui il cammino del Vangelo della pace per tutto il mondo! Rinasca nel cuore di chi crede in Lui, muovendolo alla testimonianza e alla missione, senza la paura della notte e della morte! E rinasca anche nel cuore di chi ancora non crede, come desiderio di pace e di bene, di verità e di giustizia!”

Mons. Giovanni Mosciatti