Carissimi, il prossimo 24 ottobre è un momento importante per tutta la nostra Diocesi di Imola. È la festa della Dedicazione della cattedrale ed ogni anno siamo invitati a riscoprire che «la Chiesa è una comunione.
Una comunità di fede, che si costruisce sulla parola di Dio e sui sacramenti. È un edificio, per vari aspetti, sempre in costruzione, e i costruttori sono tutti i componenti, nessuno escluso, chiamati a cooperare unitariamente alla meravigliosa impresa» come disse San Giovanni Paolo II visitando la nostra cattedrale il 9 maggio 1986.
Ci ritroveremo alle 20.30 nella cattedrale di San Cassiano per la solenne celebrazione eucaristica e faremo memoria che il tempio di mattoni è il simbolo della Chiesa viva, la comunità cristiana, quell’edificio spirituale costruito da Dio con le pietre vive che sono i cristiani, sopra l’unico fondamento che è Gesù Cristo, che è la pietra angolare (cfr. Ef 2,20-22).
Il Verbo, facendosi carne, ha posto la sua dimora fra noi (cf Gv 1,14). E allora tutto può rinnovarsi partendo da questa dimora. Ciascuno di noi è stato scelto come pietra viva a formare, a generare, una esistenza sperimentabile a tutti, testimoniando che Cristo è il Re dell’Universo, che tutto ha consistenza in Lui.
La Chiesa vive così nel grande contesto del mondo intero. E ognuno di noi, come ricorda il profeta Isaia, è chiamato a essere «ricostruttore di case distrutte», di umanità distrutte. Ognuno di noi, là dove è, diventa tutti i giorni segno della bontà di Gesù, della Sua volontà di bene per l’uomo.
Per questo nella festa di quest’anno desideriamo affidare al Signore tre grandi intenzioni:
1. In un mondo lacerato da divisioni e conflitti, Cristo è la voce mite e forte che chiama gli uomini a incontrarsi, a riconoscersi fratelli, a costruire la pace. Preghiamo per questo e chiediamo che cresca la consapevolezza che siamo chiamati ad un grande compito: annunciare il Vangelo a tutti, e come ci ricorda papa Francesco «come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile» (Evangelii gaudium, 14).
2. Si avvicina il grande dono del Giubileo del 2025. Il messaggio centrale che ci accompagnerà è che «la speranza non delude». Siamo chiamati ad essere «pellegrini di speranza». Il pellegrino, a differenza del vagabondo, ha una meta e non gira a vuoto: noi abbiamo una meta che già ora si svela se trova gioiosi operai del Vangelo. Possa la forza della speranza riempire il nostro presente. Ci prepariamo a questo evento sostenendoci come fanno i pellegrini nel cammino.
3. Nei prossimi mesi la Chiesa che è in Italia sarà chiamata a delle importanti assemblee sinodali che tracceranno il cammino che ci aspetta lavorando sulla base dell’ascolto e del discernimento compiuti nei tre anni di cammino sinodale in tutte le nostre Chiese. Il desiderio è che le nostre comunità ecclesiali siano più snelle, più missionarie e più accoglienti. L’orizzonte è la missione: la questione fondamentale non è cosa deve cambiare nel mondo, ma cosa deve cambiare in noi perché le comunità siano più trasparenti al Vangelo.
La presenza reale di Cristo fa di ciascuno di noi la sua “casa”. Stringiamoci a Lui, “pietra viva”.
Di cuore vi benedico.

Monsignor Giovanni Mosciatti,
vescovo di Imola