Già da alcuni anni una intensa relazione di amicizia e di collaborazione fraterna lega la Diocesi di Imola a quella di Bururi, in Burundi. Da questa sono venuti don Marc Bigirindavyi, stimato vicario della parrocchia di San Petronio a Castel Bolognese, don François Ndayeiye, collaboratore di don Maurizio Ardini nella parrocchia di San Bernardino, don Leopold Nsabiyumva, nella parrocchia di San Giovanni Nuovo e don Egide Bukuru, nella parrocchia di Riolo Terme.
Il Burundi, Paese africano di religione prevalentemente cristiana (oggi circa il 65% della popolazione è cattolica), è stato teatro negli ultimi decenni di conflitti etnici, spesso sfociati in scontri sanguinosi e guerre civili. Dal 1965 si contano ben sette gravi crisi politico-etniche, causate per lo più da discordie sulla gestione del potere e sull’amministrazione della giustizia, che hanno visto contrapposte le due etnie tutsi e hutu.
Numerose sono state negli anni le iniziative di riconciliazione sia a livello politico che a livello ecclesiale. Nel 2004, dopo dieci anni di guerra civile, la Conferenza Episcopale del Burundi ha tenuto un sinodo sul tema della riconciliazione. In questa prospettiva già nel 1965 era stato istituito a Buta, a dodici chilometri da Bururi, un seminario, frequentato da seminaristi, docenti, sacerdoti ed educatori di entrambe le etnie, che vivevano insieme senza problemi, offrendo una bella testimonianza di vita fraterna che – si sperava – avrebbe potuto tenerlo al riparo da nuovi episodi di violenza.
Così non fu: il 30 aprile 1997 fu attaccato con violenza da un gruppo di ribelli hutu che, dopo aver invaso e devastato gli spazi del seminario, affrontarono armati di fucili e granate un gruppo di seminaristi nel loro dormitorio, imponendo di separarsi secondo le etnie, con l’intenzione di uccidere i tutsi. I seminaristi, che avevano istintivamente formato un gruppo compatto, si rifiutarono di obbedire a quest’ordine e risposero: «Siamo fratelli, non possiamo separarci. Moriremo uniti». La reazione fu il lancio di una granata che ne uccise una ventina. Altrettanti ne furono uccisi mentre tentavano di soccorrere i compagni. In tutto furono 40 i seminaristi di Buta “martiri della fraternità”. Don Marc, testimone diretto di questo martirio, ha dedicato a questo evento un interessante libretto intitolato Martiri della fraternità, frutto della sua ricerca per il conseguimento della licenza, presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna.
Per ricordare i martiri di Buta e promuovere una cultura di pace e riconciliazione fu costruito a Buta un santuario intitolato ai Martiri della fratellanza, meta di molti pellegrinaggi.
Ancora oggi uno dei principali obiettivi pastorali è risanare le fratture ancora esistenti nel popolo con un programma di formazione delle coscienze su alcuni temi centrali, quali la dignità umana, la fratellanza, i diritti e la sacralità della vita. Si è deciso perciò di costruire un Centro di formazione alla cultura di pace e riconciliazione. I lavori, già iniziati, richiedono per essere portati a termine una somma di denaro ingente, superiore alle disponibilità della Diocesi di Bururi. Il vescovo, monsignor Salvator Nicitereste, si è rivolto alla Diocesi di Imola chiedendo, in virtù di un’amicizia consolidata negli anni, un contributo alla realizzazione di questo bel progetto. La Diocesi ha accolto questa richiesta, destinando alla Diocesi di Bururi le offerte che saranno raccolte in tutte le parrocchie e le chiese diocesane nella terza domenica di Quaresima.
Per offerte: Diocesi di Imola – Iban IT03L 05034 21002 000000259587; causale Q33 Centro Bururi
Don Francesco Commissari, direttore del Centro missionario diocesano