In questa settimana santa abbiamo ricevuto un grande dono. Appena lo scorso 5 aprile abbiamo celebrato i 90 anni della nascita al Cielo del canonico Angelo Bughetti, e ora papa Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante le virtù eroiche del nostro grande sacerdote e quindi la sua venerabilità. Un ringraziamento particolare va a suor Donatella Tonielli, postulatrice della causa. Nel 1935, si diffonde rapidissima la fama di santità del canonico tra il popolo di Dio, che perdura e si consolida fino ai giorni nostri, come si è visto anche sabato scorso. Sono passati 90 anni dalla morte del canonico (primo canonico venerabile nel ‘900), ma la sua presenza è ancora tangibile, attiva e feconda, in particolare nell’opera della Fondazione Santa Caterina. Don Bughetti ancora ci parla e testimonia che un cuore innamorato di Cristo è un cuore che sa pregare, accogliere, educare, che sa vivere nella e della carità. La profondissima spiritualità era, anzi, è contagiosa. Da grande educatore ci mostra che ogni opera educativa richiede costanza, pazienza, meticolosità quotidiane, a partire dai gesti di vicinanza e cura delle persone, in particolare dei più deboli ed un totale affidamento al Signore e alla Sua Provvidenza. È stato, ed è ancora padre per tanti perché finissimo conoscitore dell’animo dell’uomo, capace di rispondere ai bisogni più profondi di ogni uomo e donna, in particolare dei giovani e del loro desiderio di una vita realizzata e capace di fare il bene. Nel 1924 don Angelo in un articolo sulla più grande carità scriveva: «Dare un tozzo di pane all’affamato? No! Ridare la vista al cieco, l’udito al sordo, la favella al muto? Nemmeno! Asciugare le lagrime di chi ha il cuore in pezzi, dire una parola di conforto a chi troppo sente il peso della vita? Neppure! Forse queste risposte negative disorienteranno qualche animuccia che fin qui ha pensato di aver fatto il massimo bene possibile, dopo l’aver organizzato una pesca o un veglione di beneficenza. Dar mano a chi è nel precipizio, perché ne possa uscir fuori; trarre dalla via di perdizione un poverino per metterlo sul sentiero dell’eterna salvezza, impedire che i campi fioriti dell’innocenza vengano devastati da mani infangate, rimuovere uno scandalo, […] affascinare le anime perché lavorino più intensamente a farsi sante: questa è la più grande carità» (Alba di Vita, 17 luglio 1924).
Don Angelo ci mostra che la fede va vissuta nella libertà, con rettitudine morale, nella fraternità che diventa tensione comunitaria, proprio oggi in cui l’individualismo mira a negare la dimensione comunitaria e fraterna della persona. A questo educava i giovani, accompagnandoli a scoprire il proprio posto nel mondo, imparando a diffondere quel bene che ricevevano essi stessi per primi.
Quanto bene possiamo ancora scoprire dalla testimonianza appassionata della vita di don Angelo. Non ultimo un aspetto estremamente attuale: la sua capacità di usare con sapienza i mezzi di comunicazione, riconoscendone l’importanza con una lungimiranza che si potrebbe dire profetica. Per don Bughetti scrivere sulla carta stampata era un mezzo per la missione. Con un linguaggio sempre volto a cercare l’unità, a suscitare coesione e far crescere il bene, egli parlava a un popolo, non a pochi adepti: seppe cogliere attenzioni, emozioni e sentimenti, volontà di partecipazione e collaborazione. Raccontò e motivò il suo progetto educativo fin dall’inizio perché la città e la Diocesi, conoscendolo, vi si affezionassero e perché la sua non era la missione di una persona, ma era la missione della Chiesa e di una città intera. Anche oggi le povertà e le fragilità sociali sono una sfida da affrontare e risolvere insieme perché tutti gli uomini hanno la stessa dignità e sono fratelli. Questa intuizione è ancora la via maestra della Fondazione Santa Caterina, che, figlia di don Angelo, ne porta avanti l’opera.
Don Bughetti è apostolo dei giovani ed educatore di un intero popolo; ancora riesce a comunicare in modo attraente ed efficace, testimoniando che quando la relazione personale con Dio dà significato e senso all’esistenza, si può spendere una vita in pienezza, donandosi e costruendo una comunità (ecclesiale, civile) pacifica, senza discriminazioni né ingiustizie.
Monsignor Giovanni Mosciatti
vescovo di Imola