Papa Francesco, il Pastore che il Signore ha scelto per noi, ha terminato la sua vita terrena e ci ha lasciati. Stiamo vivendo tutto questo come gli apostoli addolorati per la morte di Gesù. Eppure il Vangelo ci dice che proprio in questi momenti di oscurità il Signore viene a noi con la luce della risurrezione, per rischiarare i nostri cuori.
La gioia pasquale, che ci sostiene nell’ora della prova e della tristezza ci accompagna nella celebrazione del Giubileo. E questa settimana, in coincidenza della festa del 1° maggio, è coinvolto tutto il mondo del lavoro.
Il lavoro, spesso, è concepito unicamente come lo strumento per ottenere un reddito che permetta poi di consumare e di vivere. Nell’esperienza lavorativa l’aspetto economico è sicuramente importante ma non è il solo. Il lavoro è anche l’ambito in cui la persona può diventare più persona. La persona sperimenta la sua creatività e i legami che la uniscono agli altri.
Il lavoro, qualsiasi esso sia e anche in una condizione spesso arida e faticosa, può essere occasione di cambiamento della realtà, per rendere il mondo migliore. È una sfida a capire di più perché siamo al mondo. L’idea che si lavora per qualcuno, a partire dalla famiglia per esempio, o per rendere il mondo migliore, è la sintesi del lavoro cristiano. Questo è il motivo per cui il lavoro può non essere “tutto” della vita, se da una parte un impegno serio con il lavoro fa crescere anche il modo con cui si vive la famiglia e il tempo libero, dall’altro, viceversa, chi è impegnato fuori dal lavoro più spesso porta anche un valore aggiunto in azienda. Solo se lavoriamo per qualcuno e per qualcosa, possiamo reggere la fatica del lavoro. Buon cammino di speranza.
Calendario Generale (Roma)
1 – 4 maggio: Giubileo dei Lavoratori
4 – 5 maggio: Giubileo degli Imprenditori