Martedì scorso, il 17 giugno ho avuto il dono di incontrare per la prima volta papa Leone XIV insieme a tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana. Mi ha subito colpito che nella semplicità della sua persona si avverte qualcosa di profondo, di chi ha fatto esperienza di vivere la Chiesa tra la gente, nelle periferie del mondo. Siamo stati ricevuti nell’Aula delle Benedizioni e papa Leone ci ha indicato le principali “coordinate” che devono sempre guidare l’opera di evangelizzazione e testimonianza dei cristiani: «La pace, l’annuncio del Vangelo, il dialogo e la dignità umana, guardando al domani con serenità e non avendo timore di scelte coraggiose». Ci è chiesta audacia per evitare di abituarci a situazioni che tanto sono radicate da sembrare normali o insormontabili, lasciandoci «disturbare» dagli eventi e dalle persone e a calarsi nelle situazioni umane, animati dallo spirito delle Beatitudini.
Ci è chiesto uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Cristo, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede: portare Cristo «nelle vene» dell’umanità.
E la relazione con Cristo ci chiama a sviluppare un’attenzione particolare sul tema della pace. Il Signore, infatti, ci invia al mondo a portare il suo stesso dono: «La pace sia con voi!», e a diventarne artigiani nei luoghi della vita quotidiana. Non si tratta solo di trattative o mediazioni politiche: si tratta di riscoprire il volto dell’altro, di non ridurre nessuno a funzione, nemico o simbolo. Mi ha colpito perché è un invito che ci riguarda tutti, non solo chi guida le nazioni. In ogni casa, in ogni gruppo umano, in ogni relazione può accadere qualcosa che assomiglia alla guerra: la rottura, l’incomprensione, l’odio. E allora cercare soluzioni non è solo un compito per i grandi: è il lavoro quotidiano del vivere.
Ci sono poi le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana. Essa rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero. Papa Leone ci chiede che il cammino delle Chiese in Italia includa, insieme con la centralità di Gesù, una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – altrimenti la fede rischia di diventare disincarnata.
Ciascuno di noi, poi, ha potuto salutare personalmente il Papa. Ho incrociato il suo sguardo attento, umile ma deciso e profondo. Uno sguardo che è certo di Cristo e che non ha paura, così come ci ha ripetuto alla fine del nostro incontro: «Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici».
Mons. Giovanni Mosciatti
Vescovo di Imola