13/08/2025
Solennità di San Cassiano Martire, patrono della Diocesi di Imola
Abbiamo appena ascoltato, dal libro della Sapienza queste parole: “La speranza dell’empio è come pula portata dal vento, come schiuma leggera sospinta dalla tempesta; come fumo dal vento è dispersa, si dilegua come il ricordo dell’ospite di un solo giorno. I giusti al contrario vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e di essi ha cura l’Altissimo”. Come possiamo essere certi della verità di queste parole? Che cosa ha reso certo Cassiano difronte al suo terribile martirio, che è durato così a lungo ed ha visto protagonisti i suoi stessi alunni a cui voleva molto bene? Che cosa non gli ha fatto pensare che stava fallendo come uomo e come insegnante?
“La speranza non va da sola. Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia” diceva il grande poeta francese Péguy. Questa speranza non dipende da noi, ma dalla potenza di quella forza vigorosa che non è nostra, è tutta Sua, dalla Sua grazia che ci raggiunge ora in Cristo, che è accaduta a Cassiano ed accade ora di nuovo.
Noi conosciamo poco la vicenda umana di Cassiano e come abbia incontrato il Signore eppure dentro la vicenda del suo martirio ci rendiamo conto di ciò che gli è accaduto nella vita. L’incontro con Gesù ha suscitato la sua speranza ed ha potuto guardare alla sua povera umanità con simpatia, riconoscendo un destino grande a cui Dio lo stava chiamando donandogli un cuore ardente di desiderio di conoscerlo ed amarlo. È nata in lui una grande disponibilità, accettando di essere creatura, di essere fatto come promessa di compimento, che avverrà non secondo i suoi progetti, ma per opera di Gesù che aveva incontrato.
Tutto questo è un richiamo per noi. Tra l’altro la Festa del nostro Patrono San Cassiano quest’anno è proprio al centro del grande Giubileo 2025 in cui siamo invitati a riscoprire la virtù della speranza nel contesto attuale, “Spes non confundit”, che significa “la speranza non delude”. Il Giubileo ci offre l’opportunità di riscoprire, con immensa gratitudine, il dono di quella vita nuova ricevuta nel Battesimo che è il grande dono di speranza che riceviamo dal Signore. La testimonianza più convincente di tale speranza ci viene offerta dai martiri, che, saldi nella fede in Cristo risorto, hanno saputo rinunciare alla vita stessa di quaggiù pur di non tradire il loro Signore. Abbiamo bisogno di custodire la loro testimonianza per rendere feconda la nostra speranza.
Il cuore del giovane Cassiano, difronte alla bellezza di quello che aveva incontrato nell’incontro con Cristo, non lo ha voluto tradire ed ha donato la sua vita. Sono passati tanti secoli ma anche noi siamo fatti così: siamo fatti per questo. Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, dove la speranza è come pula portata dal vento, ma un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. Mi ha colpito ascoltare papa Leone alla grande veglia dei Giovani a Tor Vergata che in risposta alla domanda di un giovane, come Cassiano, ha detto: “Noi aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio. Ci troveremo di fronte a Lui, che ci aspetta, anzi che bussa gentilmente al vetro della nostra anima (cfr Ap 3,20). Ed è bello, anche a vent’anni, spalancargli il cuore, permettergli di entrare, per poi avventurarci con Lui verso gli spazi eterni dell’infinito”.
È proprio così: permettergli di entrare, perché il cuore si spalanchi e possa scoprire la forza della speranza. Vorrei ancora lasciare spazio a papa Leone nel suo dialogo con i giovani di oggi perché ci fa comprendere ciò che è accaduto a Cassiano e può accadere a ciascuno di noi. Nella vita “non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere? Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere. Cari giovani, avete detto bene: “scegliere significa anche rinunciare ad altro, e questo a volte ci blocca”. Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio”.
Il giovane Cassiano ci è testimone, anche oggi, di questo amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente. Questo lo ha reso felice e pieno di speranza.
Mons. Giovanni Mosciatti,
vescovo della Diocesi di Imola