Omelia per la Festa della Dedicazione della Cattedrale
Imola, 24 ottobre 2025
Carissimi,
“Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia” (Lc 19,6). Oggi a ciascuno di noi il Signore ripete il suo invito, a noi, nascosti dietro i nostri progetti, stanchi per le nostre fatiche, pieni di vergogna per le nostre ferite ed il nostro male, eppure curiosi, pieni di desiderio. Oggi devo fermarmi a casa tua. Si proprio a casa tua.
Così abbiamo cantato all’Alleluia: “In mezzo a loro sarà la mia dimora, dice il Signore, io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”. La presenza reale di Cristo fa di ciascuno di noi la sua “casa”, e tutti insieme formiamo la sua Chiesa, l’edificio spirituale di cui parla anche san Pietro, pietre vive per la costruzione del tempio di Dio. È sempre interessante ascoltare sant’Agostino quando osserva che mediante la fede gli uomini sono come legni e pietre presi dai boschi e dai monti per la costruzione; mediante il battesimo, la catechesi e la predicazione vengono poi sgrossati, squadrati e levigati; ma risultano casa del Signore solo quando sono compaginati dalla carità. Quando i credenti sono reciprocamente connessi secondo un determinato ordine, mutuamente e strettamente giustapposti e coesi, quando sono uniti insieme dalla carità diventano davvero casa di Dio che non teme di crollare (cfr Serm., 336).
Ed il fondamento di questo edificio è proprio Cristo. Questo è lo scopo più profondo dell’esistenza di questo edificio sacro: la chiesa esiste perché in essa incontriamo Cristo, il Figlio del Dio vivente. Dio ha un volto. In Cristo, Dio si è fatto carne e si dona a noi nel mistero della santissima Eucaristia. La Parola è carne. Si dona a noi sotto le apparenze del pane e diventa così veramente il Pane di cui viviamo. Con Lui diventiamo una cosa sola.
La chiesa è il luogo d’incontro con il Figlio del Dio vivente e così è il luogo d’incontro tra di noi. È questa la gioia che Dio ci dà: che Egli si è fatto uno di noi, che noi possiamo quasi toccarlo e che Egli vive con noi, desidera venire a casa nostra, ci ama ci vuole perdonare. La gioia di Dio realmente è la nostra forza. Preghiamo davvero il Signore di renderci lieti della sua Parola, della sua Presenza; di renderci lieti della fede, perché questa gioia rinnovi noi stessi e il mondo!
Da questa gioia nasce il nostro compito. Ricordiamo le parole di papa Leone XIV nell’incontro con i moderatori delle associazioni e dei movimenti: “Nessuno è cristiano da solo! Siamo parte di un popolo, di un corpo che il Signore ha costituito. […] La vita cristiana non si vive nell’isolamento, come se fosse un’avventura intellettuale o sentimentale, confinata nella nostra mente e nel nostro cuore. Si vive con gli altri, in un gruppo, in una comunità, perché Cristo risorto si rende presente fra i discepoli riuniti nel suo nome”. (Leone XIV, 6 giugno 2025.)
Come voi sapete oggi celebriamo insieme la Giornata Missionaria Mondiale. È veramente grande il compito che è affidato a ciascuno di noi. Nell’omelia per l’inizio del suo ministero petrino (18 maggio 2025), papa Leone XIV ha ripetutamente evocato l’immagine evangelica del lievito come icona della Chiesa missionaria. “Questo, fratelli e sorelle, vorrei che fosse il nostro primo grande desiderio: una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato. In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno. E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace”.
Questo è il compito di ciascuno di noi e la Chiesa, corpo di Cristo, è edificata mediante il ministero di ciascuna delle sue membra. Questa sera tanti di voi riceveranno il Ministero straordinario della Comunione e tanti altri verranno confermati anche nel Ministero del Lettore e dell’Accolito. L’origine di ogni ministero ecclesiale è la comune vocazione battesimale: in Cristo siamo infatti a servizio gli uni degli altri, mediante la carità (cf Gal 5,13). Gesù, come ci ricorda S Paolo “svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo” (Fil 2,7)
I ministeri sono il segno per tutti della comune vocazione al servizio, l’espressione della missionarietà di ogni credente. Per questo è importante comprendere che l’esercizio del ministero di lettore o di accolito è dimensione integrante della vita di chi ha ricevuto tale mandato: non un semplice “ruolo” da svestire una volta terminato il compito assegnato. Non è davvero una semplice funzione ma una chiamata personale alla santità, alla quale corrispondere con impegno. Preghiamo il Signore per ciascuno di voi perché possiate vivere un’adeguata vita interiore, una solida formazione e un’effettiva scelta di donarsi agli altri portando a tutti la gioia di appartenere a Cristo.
La missione cui siamo chiamati non consiste dunque nell’essere “a posto”, ma nell’essere mendicanti, bisognosi e grati del Suo amore, del Suo abbraccio, della Sua compagnia. Ecco, la nostra responsabilità nel mondo è essere riflesso della luce di Cristo nell’amore e nel servizio a Lui attraverso l’amore e il servizio agli uomini, a coloro che incontriamo nei nostri percorsi quotidiani, nei luoghi in cui viviamo, perché possano conoscere quella luce che ha investito la nostra vita. Portare nel mondo l’amore che ci ha raggiunto, perché tutto il mondo attende questo e tutto il significato della nostra vita sta proprio nell’essere chiamati a questa missione.
+ Giovanni