Riportiamo il testo dell’omelia del vescovo Mosciatti in occasione della Santa Messa nel giorno del Santo Natale 2025.
“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Così si apre il Vangelo di Giovanni che c’è stato proclamato.
Così avvenne il primo Natale: un fatto, un accadimento così dentro la nostra storia che, per quanto possa oggi risultare sfocato o magari respinto provoca uno stupore grande, è una novità sfidante. I primi ad essere sorpresi dall’annuncio furono dei pastori e si mossero verso Betlemme per vedere con i loro occhi il contenuto della promessa di Dio. Si avviarono e trovarono un bambino qualunque. Nulla di speciale. Avvolto in fasce… Ciò che vedono è la cosa più normale di questo mondo, anche deludente per la sua povertà. E tuttavia i pastori non si lasciano sviare dall’apparenza: pur di fronte al mistero che non comprendono, credono alla parola udita e con la stessa semplicità dei bambini, pieni di desiderosa attesa, si inginocchiano davanti al “Bambino eterno” e comprendono il suo significato molto più dei sapienti e dei dottori della legge alla corte del re Erode.
E tutto questo riaccade ora, adesso, non qualcosa del passato, che suscita solo un vago ricordo. Il mistero dell’incarnazione di Dio, accaduto in un preciso momento storico, si rivela più grande ed arriva fino a noi. A volte sono i grandi poeti che si avvicinano con il loro linguaggio poetico a descrivere questo. Uno di questi, Eliot dice così: “Quindi giunsero, in un momento predeterminato, un momento nel tempo e del tempo, […] Un momento nel tempo ma il tempo fu creato attraverso quel momento: poiché senza significato non c’è tempo, / e quel momento di tempo diede il significato”. In questi versi – (tratti da Cori da La Roccia (1934) – c’è tutta la centralità del Natale, dell’irrompere di Dio nella realtà rivelandosi come origine e senso di tutto, di tutta la storia, dell’intero universo, e nello stesso tempo di ogni storia particolare, di ogni vicenda umana in ogni suo istante, in ogni circostanza. Il bambino Gesù ha rivelato un Amore assoluto, infinito, per ciascuno di noi.
E questo amore permane oggi, per noi, in questo tempo smarrito e a volte angosciato, si rinnova per noi il dono gratuito e immenso dell’Amore divino e umano.
Il card. Pizzaballa ieri ci ha ricordato che: “Soprattutto in questo periodo in cui la violenza e l’odio sono il linguaggio comune. In un contesto in cui è comune pensare che se non si usa la forza non si viene presi in considerazione, quindi la violenza, la forza e l’odio sembrano essere il ritornello comune, Dio, attraverso Gesù Cristo, entra nella nostra storia, entra nelle nostre notti come bambino appena nato, che è molto fragile, bisognoso di tutto, dipendente e molto debole. Ma questo Bambino appena nato ha cambiato il mondo, e tutte le nazioni e l’umanità sono attratte da lui. Un neonato risveglia in tutti tenerezza e amore, e noi continueremo come cristiani ad essere un luogo di cura, tenerezza e amore, senza limiti e senza confini; amore senza confini; questo è ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento”.
Mi ha tanto colpito che il Presepio che è stato allestito al Pavaglione di Lugo è stato già vandalizzato prima ancora del Natale, sia il Bambinello che una mano della Madonna. Ma mi ha ancora più colpito che i curatori hanno sistemato nel presepio un cartello con su scritto: “Gesù offre il Suo Amore anche a chi si prende gioco di Lui, di Sua Madre e di tutti gli indifesi della terra”.
C’è una frase di San Bernardo che mi ha accompagnato in questo tempo di Avvento. “Volle venire Colui che si sarebbe potuto accontentare di aiutarci”. (In vigilia Nativitatis Domini, Sermo III,1, PL 183). Sì, Dio avrebbe potuto accontentarsi di soccorrere la nostra miseria, il nostro bisogno. Avrebbe potuto salvare tutta l’umanità con un solo pensiero, con una sola parola. Come all’inizio ha detto “Sia la luce” e la luce fu, avrebbe potuto dire “Sia la Salvezza”, e tutti saremmo salvi. È entrato nel tempo, nella storia che Lui stesso ha creato, si è fatto carne, uomo, non solo per trentatré anni, ma per tutto il tempo della Chiesa che è il suo Corpo, per tutto il tempo della sua Presenza.
È venuto perché, per la nostra debolezza mortale, la nostra umanità non riesce a mantenersi all’altezza di ciò per cui è fatta. Ha voluto diventare un avvenimento nella vita dell’uomo, di cui si può fare esperienza. Lasciamo allora venire Cristo in casa nostra, nella nostra vita, nella vita dei nostri cari, nella vita del mondo, per salvarci. La fede comincia quando ci si arrende a questo stupore, e si fa come i bambini che quando sono di fronte alla bellezza spalancano gli occhi, la bocca, allargano le braccia, tendono le mani, per lasciarsene riempire, per lasciar venire in noi la bellezza buona che ci sorprende.
“A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Cristo viene, oggi, qui, nella nostra vita concreta, e tutto ritrova il suo valore e la sua dignità, e ci ritroviamo fratelli con tutti, anche di chi non lo conosce e lo vuole far fuori, mendicanti di Lui, che mendica, povero, il nostro cuore per riempirci di vita. Solo nell’incontro con Lui si può riempire il nostro bisogno di bene, di pace, di giustizia e farcene costruttori, perché il mondo in Lui trovi il cammino verso la pienezza che tutti attendono ma che per molti sembra impossibile.