1/04/2021
Messa in Coena Domini – Giovedì Santo

Carissimi,

La liturgia di questa Settimana Santa si è aperta con la grande preghiera che ha messo in evidenza la realtà che ormai da tempo stiamo vivendo e la grande domanda che tutta la Chiesa rivolge al Signore della vita e della storia: «Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del Tuo unico Figlio» (Orazione del Lunedì Santo). Riprenda vita attraverso il sacrificio, il dolore e la morte di Cristo che si offre come risposta alla domanda sconfinata di un perché e nello stesso tempo ci comunica quella energia senza la quale non possiamo riprenderci.

Ci ha ricordato ancora papa Francesco domenica scorsa: “Cosa maggiormente stupisce del Signore e della sua Pasqua? Il fatto che Lui giunge alla gloria per la via dell’umiliazione. Egli trionfa accogliendo il dolore e la morte, che noi, succubi dell’ammirazione e del successo, eviteremmo. Questo stupisce: vedere l’Onnipotente ridotto a niente. Lo ha fatto per noi, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana, per attraversare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro male.”

Il Giovedì Santo infatti non è solo il giorno della memoria dell’istituzione della Santissima Eucaristia, il cui splendore è evidente. Fa parte del Giovedì Santo anche la notte oscura del Monte degli Ulivi, verso la quale Gesù esce con i suoi discepoli; fa parte di esso la solitudine e l’essere abbandonato di Gesù, che pregando va incontro al buio della morte; fanno parte di esso il tradimento di Giuda e l’arresto di Gesù, come anche il rinnegamento di Pietro, l’accusa davanti al Sinedrio e la consegna ai pagani, a Pilato.

Non solo, abbiamo sentito cosa ha fatto Gesù. Dice il Vangelo: “Sapendo Gesù che il Padre aveva dato tutto nelle sue mani”, ossia Gesù aveva tutto il potere, incomincia a fare questo gesto di lavare i piedi. È un gesto che facevano gli schiavi in quel tempo. Lui, che aveva tutto il potere, Lui, che era il Signore, fa il gesto da schiavo. E poi dice a tutti: “Fate questo gesto anche tra di voi”. Cioè servitevi l’uno l’altro, siate fratelli nel servizio, non nell’ambizione, come di chi domina l’altro o di chi calpesta l’altro no, siate fratelli nel servizio.

Mi ha scritto oggi un nostro sacerdote: “Con quel gesto Gesù tocca la mia umanità, mi si offre in tutta trasparenza e umiltà: Gesù si spoglia davanti a me. Si chiama davanti a me, quasi per adorare la mia umanità, ma la mia fragilità, e con estrema dolcezza tocca la mia carne. Stringe fra le sue mani i miei piedi e li accompagna nel catino. Mai mi sono sentito condotto così fortemente dalle sue mani, mai mi sono sentito così toccato dalle sue dita. Ora versa dalla brocca quell’acqua che sento scorrere sulla mia pelle e la sento viva, fresca e liberante. Prende ora un asciugamano e con tenerezza avvolge i miei piedi li strofina con dolcezza e con un bacio si allontana da me. Tutto questo non è un segno, ma è quanto amore Gesù ha per me è con ciascuno di noi; è un segno ma è anche l’esempio di ciò che ciascuno può essere per i propri amici, per i propri fratelli. È da questo amore che nasce la comunità dei discepoli di Gesù, da tanto amore nasce la Chiesa di Cristo.”

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione”. (Lc 22,15) Con queste parole Gesù è andato incontro a quell’ora desiderandola. Nel suo intimo ha atteso quel momento in cui avrebbe donato sé stesso ai suoi sotto le specie del pane e del vino. Nel desiderio di Gesù possiamo riconoscere il desiderio di Dio stesso, l’amore per ciascuno di noi.

Questa trasformazione della sofferenza di Gesù in amore possiede una forza trasformatrice nei doni che egli dà a noi affinché noi e il mondo siamo trasformati. Lo scopo proprio e ultimo della trasformazione eucaristica è la nostra stessa trasformazione nella comunione con Cristo. Gesù chiede quella sera che tutti diventino una sola cosa “come tu, Padre, sei in me e io in te … perché il mondo creda” (Gv 17,21). L’unità dei cristiani può esserci soltanto se i cristiani sono intimamente uniti a Lui, a Gesù. Questa unità non è dunque una cosa soltanto interiore, è chiamata ad essere visibile, così visibile da costituire per il mondo la prova della missione di Gesù da parte del Padre.

Con l’Eucaristia nasce la Chiesa. Noi tutti mangiamo lo stesso pane, riceviamo lo stesso corpo del Signore e questo significa che Egli ci rende tutti una cosa sola.

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”. Signore, tu hai desiderio di noi, di me. Tu hai desiderio di partecipare te stesso a noi nella santa Eucaristia, di unirti a noi. Signore, suscita anche in noi il desiderio di te. Rafforzaci nell’unità con te e tra di noi. Dona alla tua Chiesa l’unità, perché il mondo creda.