Ho ancora davanti agli occhi i volti, le angosce, le lacrime di tanti nostri amici ucraini che venerdì sera hanno condiviso con noi la veglia di preghiera in piazza Matteotti a Imola.
Dobbiamo proprio cominciare a guardare in modo diverso, più intensamente umano, questi nostri amici, che vivono accanto a noi. Interessarci delle loro persone e del dramma dei loro familiari, sotto le bombe criminali di Putin o in fuga disperata da quell’inferno. La prima urgenza è proprio accorgersi e lasciarsi colpire. Abbiamo davanti delle persone. Il primo passo per capire è avere il coraggio di guardare in faccia questa immane tragedia che sempre è la guerra, noi, che ci sentiamo così sicuri di stare lontano dai conflitti.
Tante parole si stanno spendendo sulle cause e sui possibili effetti a breve e lungo termine di questa insensata invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. Come cristiani, il nostro sguardo è innanzitutto fisso sulle persone: uomini, donne, bambini, anziani, persone malate e non autosufficienti. Persone che si vedono improvvisamente minacciate dall’incubo dei bombardamenti, della mancanza di cibo e generi di prima necessità, della perdita di persone care, e che sono costrette a scappare dalle proprie case, abbandonando tutto verso l’ignoto. Sento molto vere in questo momento le parole di papa Francesco al n. 261 della Fratelli tutti: “Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. […] Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace.”
Siamo con il Papa e con tutti coloro che si stanno prodigando per fermare l’orrore di questa guerra. Siamo con il Papa, che difende e proclama la pace. Ma quanto è fragile il desiderio della pace, se tale desiderio non diventa un compito, una responsabilità nel quotidiano, per costruire esperienze che assicurino al nostro popolo, ad ogni popolo, educazione, lavoro, carità, giustizia. Non possiamo pensare di rimanere a guardare gli eventi aspettando che passino. E non solo perché questa volta il conflitto si spinge nel cuore dell’Europa, ma perché subiremo per molto tempo le conseguenze di questa tragica vicenda bellica. Il messaggio che è stato lanciato a Firenze da vescovi e sindaci riuniti nel forum civile ed ecclesiale sulla pace nel Mediterraneo proprio in questi giorni è un segno concreto che le forze che muovono veramente la storia non sono solo il soldo e le armi. Altrimenti, in questo caso, l’alternativa sarebbe quella disperante della guerra totale. La strada per trovare una soluzione pacifica va ricercata in qualcosa di nuovo in grado di farsi anche carico degli errori del passato (che tutti hanno commesso) restituendo speranza di una diversa convivenza fra i popoli.
Dobbiamo assumere la consapevolezza – ha detto il card. Bassetti a Firenze – tutti quanti, sindaci e vescovi, esperti e volontari, che questi giorni hanno rappresentato qualcosa di nuovo e di profondamente diverso rispetto al passato. Vescovi e sindaci del Mediterraneo si sono ritrovati insieme e, mossi da una reciproca volontà di ascolto, si sono prima confrontati e poi hanno siglato una dichiarazione comune. Non era scontato, non era dovuto, ma si è realizzato. Mentre una folle guerra scoppia in Ucraina portando morte e distruzione, l’orologio della storia ha fermato le sue lancette a Firenze ed è suonata l’ora della pace e del dialogo.”
La Quaresima che ci apprestiamo a vivere in questo tempo così drammatico ci ricorda ogni anno che il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Il Papa, nel suo messaggio ci dice che “in questo tempo di conversione, trovando sostegno nella grazia di Dio e nella comunione della Chiesa, non stanchiamoci di seminare il bene. Il digiuno prepara il terreno, la preghiera irriga, la carità feconda. Abbiamo la certezza nella fede che «se non desistiamo, a suo tempo mieteremo» e che, con il dono della perseveranza, otterremo i beni promessi (cfr Eb 10,36) per la salvezza nostra e altrui (cfr 1 Tm 4,16).” Per questo, nell’ora dell’angoscia e del tormento, dell’incertezza per la sorte dei nostri fratelli ucraini, aderiamo alla Giornata di digiuno e preghiera richiesta dal Papa a tutta la Chiesa il prossimo Mercoledì delle Ceneri (2 marzo 2022), invocando l’intervento dello Spirito Santo per l’intercessione della Vergine Maria, Lei di “speranza fontana vivace”.
Monsignor Giovanni Mosciatti
Vescovo della Diocesi di Imola


Editoriale per il numero 9 del 3 marzo 2022 del settimanale diocesano Il Nuovo Diario Messaggero