I vescovi italiani, come ogni anno, inviano un messaggio in occasione della Giornata del ringraziamento, celebrata in tutta la nazione. Fra le tante associazioni che sostengono il mondo agricolo, la Coldiretti, proprio per base statutaria, si fonda sulla dottrina sociale della Chiesa, quindi si pregia di organizzare l’evento in piazza Matteotti, che avrà luogo domenica 10 novembre. L’inizio della giornata avverrà con la celebrazione della messa alle 9.30 nella chiesa del Pio Suffragio, con l’offerta delle primizie che saranno destinate a vari enti che assistono i più bisognosi, per poi proseguire con la benedizione in piazza e dare il via alle tante iniziative. Tra queste l’esposizione delle macchine agricole che, assieme agli stand coi prodotti di allevatori e coltivatori, coloreranno di giallo-sole la piazza.

Per la Giornata del ringraziamento di quest’anno la Cei ha scelto come icona il famoso dipinto di Van Gogh: Il seminatore. L’artista mirabilmente scambia i colori: il cielo è dorato come la messe matura, la terra che accoglie i semi ha il blu del cielo. Ogni volta che un contadino semina, il cielo viene sulla terra. E il seminatore volge le spalle al tramonto per dirigersi verso un’alba nuova. Nel disorientamento che proviamo mentre ci chiediamo dove siamo e quale direzione prendere, nella terra troviamo la speranza per il domani. Questo senso di fiducia nel futuro si amplifica, da un lato, nella gratitudine per il Creato ma, dall’altro, viene adombrato dalla preoccupazione crescente per uno sfruttamento che mette a rischio l’agricoltura e la vita delle persone.

Dal sacrificio della messa istituito da Cristo nell’ultima cena impariamo a ringraziare. Certo, Gesù benedice la mensa e il pane che diverrà memoriale della sua Pasqua, della fraternità e della gioia del prendere cibo insieme, ma ringrazia anche di tutti i benefici della creazione: del grano e dei grappoli della vite, della fatica intelligente che li trasforma in cibo e bevanda. Abbiamo l’umiltà di ammettere che questo è dono gratuito del Signore da custodire, moltiplicare e trasmettere alle nuove generazioni. Qui si fa largo la preoccupazione che, a questo punto della storia del nostro pianeta, occorra in noi una nuova consapevolezza. I vescovi di fronte alla crisi ecologica ci spingono a progettare al fine di attuare un futuro che tuteli i nostri paesaggi, frutto della nostra secolare abnegazione agricola, perché non diventino «un lontano ricordo di quello che sono stati, e i territori dei frammenti incoerenti, residuo dello scarto e dell’abbandono». È tempo di fermare il consumo del suolo, in particolare quello agricolo, che va destinato alla produzione di cibo.

Questo avviene quando il verde è stritolato da interessi industriali o di business sfrenato anche sul piano agricolo, che magari possono anche distorcere i sussidi altrimenti eticamente designati con giustizia. Occorrerà anche contenere l’abbandono dei campi e il proliferare dei roveti e dei boschi non curati alle soglie delle nostre città che diventano luoghi di pastura anche per tanti animali selvatici che vengono attirati per contiguità ad uscire dai loro habitat protetti.

Molto importante è l’indicazione della Cei a favorire la formazione dei ragazzi e dei giovani anche immigrati. Pensiamo alla importanza per Imola di avere nel territorio l’Istituto Scarabelli e le facoltà universitarie annesse! Questo fornisce un aiuto concreto alle nuove generazioni per orientarsi su come investire la vita in questo settore, recuperando la migliore tradizione italiana, in un modello economico soddisfacente e rispettoso, evitando sprechi ma aperto alla sostenibilità. Anche nel sostegno ai giovani desiderosi di lavorare in campagna l’associazione Coldiretti è in grado di sostenere un percorso con le indicazioni e le motivazioni giuste di sostenibilità anche reddituale. Occorrerà ancora attenuare le polarizzazioni che anche nel green esistono e che possono portare a sublimi livelli di specializzazione e business da diventare astrusi rispetto al territorio e da alimentare sospetti nella opinione pubblica verso gli agricoltori.

Il Creatore ci ricorda che nella sua paternità gli stiamo così a cuore che ci ha elevati a fratelli del suo Figlio e che l’agricoltura che Egli benedice è quella che sa essere sostegno e salute per tutti. Vi aspettiamo dalla messa in poi per toccare con mano l’esuberanza di questo mondo agricolo che vogliamo sia ancora bello. Mi raccomando: portate i bambini!

Don Massimo Martelli,
assistente spirituale Coldiretti