Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. «Spes non confundit, la speranza non delude (Rm 5,5)». La speranza è proprio il messaggio centrale del prossimo Giubileo, che secondo antica tradizione il papa indice ogni venticinque anni. «Per tutti, possa essere un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù, “porta” di salvezza (cfr. Gv 10,7.9) e “nostra speranza” (1Tm 1,1)». Questo anno di grazia sarà inaugurato con la solenne apertura della porta santa della basilica di San Pietro nella notte di Natale di questo 2024, e la domenica successiva, il 29 dicembre, in tutte le cattedrali del mondo.
La speranza che l’imminente Giubileo vuole aiutarci a recuperare è una speranza piena di realismo. È una speranza a cui guardare in mezzo a tutte le tragedie, le guerre, le contraddizioni e le povertà infinite, personali e collettive, che assediano il nostro presente.

È come un’àncora a cui aggrapparsi per non naufragare. Questa speranza, che è Cristo stesso, è la riscoperta di un significato in grado di dare una forma e un respiro nuovo alla vita nel mondo. E la forza di questa speranza è già sperimentabile ora, nella prospettiva di un bene che non può finire. La strada per tutto questo è il perdono, la riconciliazione, il riconoscimento del proprio limite, la mendicanza di una salvezza che non possiamo fabbricare con le nostre sole mani. In questo Giubileo potremo fare esperienza di questo perdono, di questo ritorno alla casa del Padre.
I giubilei hanno sempre riproposto, nella vita di ciascuno, momenti in cui il muro di separazione tra la terra e il cielo veniva oltrepassato e con il dono della grazia del perdono si spalancavano per tutti la possibilità di un restauro della verità della vita, un attaccamento più saldo al senso della presenza del Mistero e il risanamento, almeno come umile tentativo e iniziale esperienza concreta, dei rapporti degli uomini tra loro e con le cose.
Non a caso – ricorda il papa nella bolla di indizione del Giubileo – il pellegrinaggio esprime un elemento fondamentale di ogni evento giubilare. «Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce molto la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità. Anche nel prossimo anno i pellegrini di speranza non mancheranno di percorrere vie antiche e moderne per vivere intensamente l’esperienza giubilare». «Le chiese giubilari, lungo i percorsi e a Roma, potranno essere oasi di spiritualità dove ristorare il cammino della fede e abbeverarsi alle sorgenti della speranza, anzitutto accostandosi al Sacramento della Riconciliazione, insostituibile punto di partenza di un reale cammino di conversione».
Ci aiuteremo, anche con le pagine del nostro settimanale diocesano, a compiere insieme questo cammino in questo anno santo. Invito tutti ad un momento solenne per comprendere il significato profondo di questo tempo di grazia che ci attende.

Monsignor Giovanni Mosciatti, vescovo di Imola