Carissimi,
Siamo qui, in questo ultimo gesto della grande settimana delle Rogazioni per chiedere al Signore di benedire, per intercessione di Maria, tutta la nostra comunità.

La Madonna ci aiuta ad alzare lo sguardo da noi stessi, ed è fonte di reale speranza. Lei resta sotto la croce quando tutto sembra perduto. Ha speranza perché crede nell’adempimento della promessa, non perché vede i risultati. Sa che ci saranno, come il seme che darà il frutto anche se ora non lo vede. Lei è certa che la promessa di Dio non delude in mezzo alle acque agitate della vita se ci affidiamo a suo Figlio Gesù. Le tempeste non potranno mai avere la meglio, e questa speranza, ben più grande delle soddisfazioni di ogni giorno e dei miglioramenti delle condizioni di vita, ci fa camminare senza perdere di vista la grandezza del destino a cui siamo chiamati.

In queste settimane con la scomparsa di Papa Francesco e l’elezione di Papa Leone XIV abbiamo visto tanta attenzione verso la Chiesa, in un momento così caotico e segnato da sfide terribili nella vita del mondo. In queste settimane la testimonianza di Papa Leone ci ha ridetto le ragioni del nostro essere credenti, il fondamento della nostra testimonianza. Così ci ha detto: “In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno” […] “Questa è l’ora dell’amore! Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi”. È l’ora dell’amore, quando tutto sembra parlare di guerra, di divisione, di forza che distrugge e possiede. Questo chiediamo a Maria, nostra Madre.

E mercoledì scorso parlando del Buon Samaritano che si piega, unico, sulle ferite di quell’uomo abbandonato ai bordi della strada, ci ha ricordato che “Prima che una questione religiosa, la compassione è una questione di umanità! Prima di essere credenti, siamo chiamati a essere umani. È proprio la fretta, così presente nella nostra vita, che molte volte ci impedisce di provare compassione. Chi pensa che il proprio viaggio debba avere la priorità, non è disposto a fermarsi per un altro. La compassione si esprime attraverso gesti concreti. Quando saremo capaci di interrompere il nostro viaggio e di avere compassione? Quando avremo capito che quell’uomo ferito lungo la strada rappresenta ognuno di noi. E allora la memoria di tutte le volte in cui Gesù si è fermato per prendersi cura di noi ci renderà più capaci di compassione”.

Possiamo camminare certi perché abbiamo ricevuto il dono della speranza. Ce lo ricorda il grande segno del Giubileo che quest’anno scandisce il nostro cammino. Questa speranza siamo chiamati a riscoprirla anche nei segni dei tempi che il Signore ci offre. È necessario, quindi, porre attenzione al tanto bene che è presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza.

E così possiamo chiedere a Maria di sostenerci nella speranza in un mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra. L’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza, soprattutto in Ucraina e a Gaza. Che il loro grido disperato di aiuto spinga i responsabili delle Nazioni a voler porre fine ai conflitti. Che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte.

Ci aiuti poi Maria a guardare al futuro con speranza. In tante situazioni si sta perdendo il desiderio di trasmettere la vita e ci ritroviamo con un preoccupante calo della natalità. Non venga a mancare il sostegno delle comunità credenti e dell’intera comunità civile in tutte le sue componenti, perché si ravvivi il desiderio dei giovani di generare nuovi figli e figlie: è questione di speranza. Abbiamo bisogno di recuperare la gioia di vivere, non possiamo accontentarci di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realtà soltanto materiali.

Testimoniamo la speranza agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili. Ci aiuti Maria nell’attenzione verso quanti, trovandosi in condizioni di vita particolarmente faticose, sperimentano la propria debolezza, specialmente se affetti da patologie o disabilità che limitano molto l’autonomia personale. La cura per loro è un canto di speranza che richiede l’apporto di tutti.

Di tanti segni di speranza hanno bisogno i giovani. Sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire. Come è bello vederli in azione quando si rimboccano le maniche e si impegnano volontariamente nelle situazioni di calamità e di disagio sociale. Ma è triste vedere giovani privi di speranza, quando il futuro è incerto, quando un lavoro non sufficientemente stabile rischia di azzerare il desiderio, quando l’illusione delle droghe o il rischio della trasgressione li spinge a gesti autodistruttivi o violenti. Maria ci aiuti ad una rinnovata passione per prenderci cura dei ragazzi.

Affidiamo a Maria, nostra Patrona, Beata Vergine del Piratello, l’invito che Papa Leone XIV ha rivolto a tutti in questo nuovo inizio di cammino della Chiesa: “Viviamo la nostra fede, specialmente durante questo Anno del Giubileo, cercando la speranza; però cercando di essere noi stessi testimonianza che offre la speranza al mondo. Un mondo che soffre tanto, tanto dolore, per le guerre, la violenza, la povertà! Ma a noi cristiani il Signore chiede di essere sempre questa testimonianza viva. Vivere la nostra fede, sentire nel nostro cuore che Gesù Cristo è presente e sapere che Lui ci accompagna sempre nel nostro cammino”. Amen

Mons. Giovanni Mosciatti,
Vescovo della Diocesi di Imola