Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio – cattedrale di Imola
All’inizio del nuovo anno civile, dopo avere ascoltato insieme il messaggio del santo padre per la 50a giornata mondiale della pace ed averlo idealmente annunciato alla città, attraversando in corteo le sue strade, invochiamo la benedizione sul tratto di cammino che ci sta davanti. Ci ispiriamo alla Parola di Dio, che abbiamo ascoltato nella prima lettura. La formula consegnata da Mosè al sommo sacerdote Aronne riunisce ogni promessa di bene nel dono della pace. Non esprime una vaga aspirazione, non è una formula di scongiuro, ma mette in relazione con il dono dall’alto l’impegno personale dal basso. «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».
Oggi forse più che in altri giorni siamo disposti a sentirci tutti parte dell’unica famiglia umana, mentre festeggiamo la divina maternità di Maria. Avendo generato il Figlio, che rende possibile la nostra adozione a figli di Dio, ella ci rende possibile sentirla e chiamarla non solo Madre di Dio ma anche “madre nostra”. Non possiamo minimizzare il ruolo di Maria nella storia dell’umanità. Di lei è scritto che «custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Accogliere la Parola di Dio racchiusa negli eventi, nei fatti quotidiani, interpretandola con le Scritture, è un esercizio necessario, nel quale ella è maestra per ognuno di noi. Maria ci insegna che il rapporto con Dio si gioca essenzialmente nel silenzio, nell’interiorità, il che non significa tanto ritirarsi in qualche luogo isolato, quanto vivere la propria esistenza quotidiana “di fronte a Dio”, con piena confidenza filiale. Utopia, vago desiderio di perfezione? No: apprendimento quotidiano, sotto la guida, di lei, “madre e maestra”.
Il senso del “meditare” di Maria è appunto questo: raccogliere, collegare e mettere a confronto i fatti per cercarvi la volontà di Dio, senza farsi travolgere dalle cose né dalle impressioni superficiali. Ella custodiva non tanto nella memoria quanto nel cuore, avvolgendo ogni fatto in una dimensione più ampia e profonda. Le appariva quindi come Dio si unisce alla nostra condizione umana, come la nostra povera vita diventa il luogo della presenza di Dio, anche se non ce ne rendiamo conto.
La Chiesa che è in Imola in particolare conserva nella propria interiorità il ricordo dei doni mistici accordati ad una sua figlia, Teresa Gardi, due secoli fa. In questo primo giorno dell’anno 1817, ella viveva proprio qui in cattedrale l’esperienza sconvolgente del matrimonio spirituale. Ora che la Chiesa l’ha riconosciuta venerabile, cerchiamo di conoscerla e farla conoscere maggiormente. Constatiamo con meraviglia come Dio desideri intrecciare un dialogo amoroso e tenace con ciascuno di noi, a prescindere dalla nostra condizione sociale e dal nostro quoziente intellettivo, nella misura in cui ci apriamo alla sua misericordia.
Nello stesso tempo, in questa cinquantesima giornata mondiale della pace, aderiamo al messaggio di papa Francesco sulla nonviolenza attiva come stile della politica per la pace. Non aspettiamoci che gli uomini politici da soli riescano nell’impresa di disarmare gli animi; facciamo noi per primi la pace in casa e con i vicini. Non rimandiamo: se c’è un disaccordo, che porta a compiere atti ostili, mettiamo subito in opera tutti i mezzi per superarlo. Non accontentiamoci della retorica della pace.
Santa Maria, Madre di Dio, intercedi per noi affinché l’inizio del nuovo anno sia l’inizio anche di un cambiamento di stile; segni il passaggio dagli atti di ostilità a quelli di riconciliazione, dalle tregue agli armistizi, dallo squallido commercio delle armi alla nobile tessitura del disarmo graduale e controllato. A