Papa Francesco ha consacrato la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria. La cerimonia nella basilica di San Pietro è stata celebrata in contemporanea a Fatima dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di sua santità, inviato del papa. L’atto di consacrazione va ricondotto al secondo segreto di Fatima (leggi qui la spiegazione) ed è stato celebrato in contemporanea nelle Diocesi del mondo. Anche a Imola, durante la messa presieduta dal vescovo monsignor Giovanni Mosciatti nella cattedrale di San Cassiano e con le diverse iniziative messe in campo dalle Parrocchie del nostro territorio diocesano (qui l’elenco).
«Non possiamo pensare di rimanere a guardare gli eventi aspettando che passino – le parole del vescovo sull’argomento, affidate all’editoriale scritto per il nostro settimanale -. E non solo perché questa volta il conflitto si spinge nel cuore dell’Europa, ma perché subiremo per molto tempo le conseguenze di questa tragica vicenda bellica. Siamo con il papa e con tutti coloro che si stanno prodigando per fermare l’orrore di questa guerra. Siamo con il papa, che difende e proclama la pace. Ma quanto è fragile il desiderio della pace, se tale desiderio non diventa un compito, una responsabilità nel quotidiano».
In questi giorni papa Francesco, nel corso di un’udienza con studenti e insegnanti ha affermato che «la pace, di cui abbiamo tanto bisogno, si costruisce artigianalmente attraverso la condivisione. Non ci sono macchine per costruire la pace, no: la pace sempre si fa artigianalmente. La pace nella famiglia, la pace nella scuola… E come artigianalmente? Con il mio lavoro, con la mia condivisione».
Parole condivise dal vescovo: «Nell’ora dell’angoscia e del tormento, dell’incertezza per la sorte dei nostri fratelli ucraini, aderiamo alla preghiera di Consacrazione richiesta dal papa a tutta la Chiesa. Per l’intercessione della Vergine Maria, la “fontana vivace” di speranza questo dolore ci riporti a Dio, ci cambi, ci faccia “vedere” che la riconciliazione e il perdono ci sono necessari come il pane, come l’aria».