Agata nacque nei primi decenni del III secolo a Catania in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio. Il proconsole di Catania Quinziano se ne invaghì; in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la portassero al Palazzo pretorio. I tentativi di seduzione del proconsole fallirono miseramente, tanto che l’uomo imbastì un processo contro di lei. Interrogata e torturata, Agata resistette nella sua fede: Quinziano con enormi tenaglie le fece tagliare i seni. La giovane, dopo una visione, risultò però guarita. Fu ordinato perciò che venisse bruciata, ma un forte terremoto ne evitò l’esecuzione. Agata, tolta dalla brace per ordine del proconsole, fu fatta riportare agonizzante in cella, dove morì qualche ora dopo.

Ne facciamo memoria con la grande tela in cui è raffigurata condotta al martirio, attribuita al pittore Lionello Spada (Bologna, 1576 – Parma, 1622) nell’abside della chiesa di Sant’Agata Vergine e Martire di Imola.